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Avvento 2020

LECTIO DIVINA PER IL TEMPO DI AVVENTO... DAL PROSSIMO 26 NOVEMBRE... OGNI GIOVEDÌ ALLE 21.00...

L'Avvento è il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, per riconoscerlo nei fratelli, per imparare ad amare... 

Introduzione

Il Signore viene, andiamogli incontro...

L'Avvento è un periodo di 4 settimane che apre ogni anno il ciclo delle celebrazioni del mistero di Cristo. Come, infatti, non si può comprendere in uno sguardo l'intero arco di una vita, così non possiamo sintetizzare in un unico tempo il Mistero di Cristo, e così la Chiesa lo distribuisce nell'arco in un anno diviso in tempi liturgici diversi: primo fra essi è proprio l'Avvento. 

Come gli altri tempi, anche l'Avvento ha una festa come punto di riferimento e dalla quale trae il suo preciso significato: il Natale di Cristo. La festa del Natale risale alla prima metà del IV secolo, ma solo nel VI secolo si è formato un tempo di preparazione ascetico-penitenziale che assumerà poi un carattere liturgico.

Al centro di questo periodo si trova l'adventus o venuta del Signore, quella storica della carne e quella finale nella gloria.

Così la parola latina italianizzata "avvento" passò a designare il periodo che precede il Natale. Anche nella struttura attuale l'Avvento conserva intatte, anzi più marcate, le due caratteristi-che: orientato nelle prime settimane alla venuta gloriosa  di Cristo, nelle ultime (in particolare dal 17 dicembre) concentrato sulla nascita storica , l'Incarnazione del Verbo, del Figlio di Dio. Sono le letture del vangelo a fornirci questa chiara prospettiva. Quindi l'Avvento non è la commemorazione della lunga attesa del popolo ebraico, proteso verso il Messia, né semplice preparazione al Natale. E' un tempo vissuto sotto il segno della venuta del Signore: della prima "venuta storica", che inaugura il tempo di salvezza, e della seconda "venuta escatologica", che ne sarà il compimento. La prima è fondamento della seconda e la seconda il suo coronamento. Due venute reali, due eventi storici strettamente connessi. Altrimenti la prima sarebbe relegata al passato e la seconda spostata al futuro.

Tra la prima e la seconda venuta si colloca la vita della Chiesa, dunque la nostra, che celebra l'unico mistero di Cristo. 

Celebra nell'oggi la sua "venuta", raccordando quella storica e quella finale. La presenza o venuta sacramentale non si aggiunge alle due venute ma le unisce: il Cristo nato e risorto, che è apparso e che apparirà, si fa presente nella celebrazione. Il Signore viene, andiamogli incontro: potrebbe essere questo il tema unificante. Muoversi incontro al Signore che viene come le grandi figure dell'Avvento: il profeta Isaia che lo annuncia, Giovanni il Battista che lo indica come l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, Maria che accoglie la parola divina dell'angelo Gabriele e porta in grembo il Figlio di Dio con ineffabile amore. "Vieni, Signore!" è l'invocazione ardente della Chiesa sposa (cf Gv Ap 22,17), è l'anelito della chiesa primitiva che deve trasformarsi in aspirazione della Chiesa di oggi.

Tempo di attesa e di speranza, ma anche tempo di silenzio e di ascolto, 

tempo di riflessione sul "regno" di giustizia e di pace inaugurato dal Messia e sulla "identità" divino-umana della persona di Cristo, secondo le indicazioni delle letture bibliche che sono state scelte con particolare cura e con grande abbondanza. La solennità dell'Annunciazione, fissata all'8 dicembre a causa della natività di Maria all'8 settembre , non ostacola il cammino dell'Avvento ma piuttosto esalta l'efficacia dell'opera del Salvatore che ha santificato la madre fin dal suo primo concepimento.

PRIMA SETTIMANA

"Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria". 

LA PAROLA:
- Is 63,16c-17.19c; 64,1-7;
- Sal 79\80
- 1Cor 1,3-9
- Mc 13,33-37

"Vigilate, dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà"

L'anno B del ciclo triennale delle letture è l'anno di Marco. Eppure non si comincia dal paragrafo iniziale del suo Vangelo, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: si parte dal punto in cui terminerà la penultima settimana dell'anno, con l'annuncio del ritorno di Cristo: "Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria".
A prima vista, ciò può sembrare strano ed illogico. Invece, nella liturgia, c'è un'estrema sottigliezza nell'effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35).
In quanto preparazione al Natale, l'Avvento deve essere un tempo di attesa nella gioia. San Paolo interpreta il nostro periodo d'attesa come un tempo in cui dobbiamo testimoniare Cristo: "Nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo" (1Cor 1,7).
 

Is 63,16c-17.19c; 64,1-7

In questa supplica penitenziale, dopo aver richiamato la successione degli interventi storico salvifici di Dio disprezzati dall'uomo col peccato, il Terzo Isaia lancia un'ipotesi appassionante. Il silenzio attuale di Dio è solo una "tattica" che il Signore adotta per ricondurre a sé Israele. Tra non molto egli riapparirà al nostro orizzonte. Inizierà quel primo, decisivo movimento, radice  e sostegno della nostra successiva risposta. Si tratta di una preghiera altamente patetica e intensa, testimonianza della liturgia dei primi ebrei rientrati in Palestina dopo l'editto di Ciro (538 a.C.). Al movimento di Dio risponde la conversione dell'uomo che si mette in cammino verso il Signore che lo cerca, 

non vagheremo più lontano dalle tue vie (63,17) praticheremo la giustizia e ci ricorderemo delle tue vie (64,4)

Diremo: "Abbiamo peccato contro di te...Siamo divenuti tutti come cosa impura" (64,4-5). Nascerà allora la nuova creatura: "noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma".

1Cor 1,3-9

Dio effonde doni di parola e di scienza nei corinzi. Anzi per essi risuona ogni giorno "la testimonianza di Cristo" (v.6), cioè l'evangelo che è felicemente presentato come autoproclamazione del Cristo stesso sulla bocca del missionario. A questa prima "manifestazione" succederà quella definitiva e piena del "giorno del Signore nostro Gesù Cristo" (v.8). I Cristiano devono reagire a questa iniziativa di Dio con la speranza e l'attesa fiduciosa (v.7). Ed allora si realizzerà il dono più alto e più inatteso, la "comunione" (koinonìa) piena col Cristo.

Mc 13,33-37

Questa prima domenica ci propone gli ultimi versetti del capitolo più difficile del Vangelo di Marco, il cap. 13.

Nella parabola di Gesù c'è un signore lontano dalla sua casa, ma nell'aria si respira il clima del risorto. Sarà una venuta a sorpresa, a certa. Potrà accadere quando le ombre stanno scendendo o nel pieno della tenebra o quando si profila all'orizzonte la prima lama di luce o ancora quando il sole è sfolgorante nel cielo. Dio è in marcia per giungere nella sua casa, nella sua famiglia, tra i "suoi" (Gv 1,11). La reazione della sua gente non può essere quella del sonno, dell'indifferenza  e della pigrizia. "I servi con il loro compito" e "il portiere a vigilare" (v.34): questo è l'atteggiamento ideale per accogliere il Signore. Il motivo del brano è appunto scandito dal verbo vigilare ripetuto quattro volte. La risposta del fedele all'arrivo del Signore è lo stato di veglia, indice di prontezza, di tensione, di amore operoso.

LA PREGHIERA

Vorrei farti, Signore, anch'io la mia preghiera. 
Una preghiera che ha una sola parola: gli altri.
Non è generosità; è esigenza di vita.
Senza gli altri sono morto,
sono un sogno, un'ombra, sono il nulla.
Sono gli altri che mi rivelano meglio la realtà che sono io.
Sono loro il mio Dio e sono me stesso.
Fra gli altri, Signore,
ci sono coloro che dormono,
ma anche coloro che vegliano,
coloro che disperano,
che hanno fame e anche gli schiavi.
Per loro voglio essere grido, speranza, pane e libertà.
Ce ne sono di quelli che hanno sete di ogni giustizia e fede in ogni gesto umano.
A loro voglio stringere la mano per camminare insieme, senza interrogarli ...
Sono nella mia barca, sognano una stessa riva,
anche se non tutti le daranno uno stesso nome;
parlano una medesima lingua: quella che vuole liberare ogni uomo da qualsiasi schiavitù.
Se ci sarà poi ancora qualcuno nella mia barca
che avrà già negli occhi la luce dei risorti,
mangerò con lui i primi frutti della vita;
il tramonto si confonderà con l'alba;
non ci sarà più differenza fra il sole e la neve,
e anche i fichi saranno eucaristia.
E noi saremo veramente te.
Ma perché tutto questo sia come è nella mia esigenza e nel mio desiderio ho fatto tutto, Signore?

L'impegno me lo prendo io ogni giorno di inventare sempre più mezzi per fare di più; ma vorrei offrire agli altri la possibilità di chiedermi quello che loro vogliono che io faccia per aiutarli a liberarsi. Vorrei Signore che non mi mancasse mai il coraggio di tenere sempre aperta la mia porta per ogni richiesta cumana che serva alla pienezza dell'uomo. Sento che solo così la speranza della mia pienezza potrà avere un senso, e potrò chiedertela senza arrossire.

SECONDA SETTIMANA

"Preparate la via al Signore"

LA PAROLA:
- Is 40,1-5.9-11;
- Sal 84/85;
- 2Pt 3,8-14;
- Mc 1,1-8

"Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada".

Is 40,1-5.9-11

E' la pagina d'apertura della sezione appartenente al Secondo Isaia, profeta del ritorno dall'esilio babilonese (VI sec. a.C.). L'autopresentazione del profeta avviene all'improvviso. Il tema del suo annuncio profetico è questo: l'espiazione è finita, inizia il dono della liberazione. Il ritorno a Gerusalemme conosce ancora le tappe del deserto, ma sono soltanto fasi di un cammino trionfale. Il ritorno alla patria è accompagnato da un'universale docilità cosmica perché il Signore è il pastore che guida lungo questo itinerario. La prova è finita, i crimini sono totalmente scontati, il capitolo "colpa" è chiuso. Per questo nuovo futuro è necessario che Dio stesso ritorni ad essere "Emmanuele" col suo popolo a Sion. Per il suo passaggio bisogna approntare una "via sacra" così com'era tracciata davanti ai templi babilonesi: una vie rettilinea e piana. Come nell'esodo dall'Egitto, il Signore percorre questa via con il suo popolo, verso la salvezza. Il profeta è come un araldo posto su un monte di fronte a Gerusalemme: il suo "vangelo" vuole sensibilizzare il popolo perché si muova verso la venuta del Signore.

2Pt 3,8-14;

Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.

Scritto tardivo, forse l'ultimo del Nuovo Testamento, la seconda lettera di Pietro in questo brano proietta la nostra attenzione verso l'ultimo e definitivo intervento di Dio. La terminologia è quella della profezia: "il giorno del Signore" designa l'evento risolutivo della storia umana con cui Dio instaurerà il suo regno di giustizia e di pace in un mondo rinnovato. Le prospettive attuali che celebrano i ricchi saranno completamente ribaltate e la vera beatitudine sarà destinata ai poveri, agli affamati, ai sofferenti, ai perseguitati (Lc 6,20-26). Nasceranno, così, dalle ceneri dalle ceneri del mondo e della storia precedenti "nuovi cieli e una nuova terra nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (v.13). Questa conflagrazione , cara alla letteratura apocalittica di tutti i tempi, è un simbolo di trasformazione e di purificazione, è come un parto doloroso per far nascere la nuova creatura.

Mc 1,1-8

Raddrizzate le vie del Signore.

Se nella prima lettura abbiamo assistito all'autopresentazione del profeta, in questa pericope ci viene presentato l'altro grande profeta dell'Avvento: il Battista. Egli ci viene presentato sullo sfondo del deserto, luogo dell'essenzialità, della tentazione e della decisione. In questo silenzio risuona una voce: il Battista è un'eco della Parola che tra poco riprenderà a risuonare pienamente nell' "evangelo". Il Battista è anche un gesto, il battesimo di conversione, espressione di un atteggiamento interiore. Rivoluzionando la propria vita, riportandola e verificandola secondo il progetto tracciato da Dio, l'umanità intera riesce a capire che la salvezza è in Cristo. Il Battista è quasi la sintesi dell'attesa e della preparazione di Israele e dell'intera umanità. La voce e il gesto sono finalizzati ad una persona decisiva. Il Cristo è il "forte" per eccellenza come Dio, è il sovrano perfetto ai cui piedi il Battista, cioè l'attesa umana, si prostra e converge, egli è l'unico che può effondere lo Spirito, dando l'avvio alla nuova, definitiva creazione. Egli è definito teologicamente proprio nel titolo del vangelo di Marco: "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio".

LA PREGHIERA

Oggi, Signore, veniamo a te noi che siamo disprezzati. Noi che siamo una carovana non dolente ma ripugnante. Noi ispiriamo né compassione né odio, né tenerezza né sofferenza.

Siamo semplicemente disprezzati; facciamo schifo. Il lebbroso coperto di piaghe muove a compassione; il criminale più feroce ispira odio o orrore; il malato di mente, il subnormale fa pena o tenerezza.

Noi non abbiamo un posto nelle opere di misericordia.

Io, Signore, sono un drogato; praticamente ho dato le dimissioni da uomo; si è spenta in me ogni speranza di recuperare la mia volontà, di tornare a essere me stesso.

Ci sono altri che hanno drogato non il corpo ma la loro coscienza, il loro cuore. Ma questi nessuno li disprezza. Tutt'al più li si teme.

Io, Signore, sono un ubriaco, ma un ubriaco povero. 

Da molti anni sono alcolizzato, a casa mia non mi vogliono, si vergognano di me e vado barcollando per le strade come un cane. Tutti voltano la testa quando mi vedono.

Davanti a un mendicante qualcuno si ferma di tanto in tanto per lasciargli in fretta una moneta nelle sue mani che tu hai detto che sono le tue. A me non mi si accosta nessuno; soltanto qualcuno della polizia per portarmi in guardina.

Altri, Signore, si ubriacano ma alle feste. Loro però sono potenti e trovano comprensione e sono perdonati e scusati dagli adulatori che coprono la loro vergogna. Lì la polizia arriva difficilmente. 

Forse la mia ubriachezza è più ripugnante perché io bevo vino di poco conto e loro whisky?

Io, Signore, sono una prostituta. Ma non una qualsiasi. Sono già vecchia, grassa, sfatta. Non ho nemmeno un protettore. Sono fra quelle che devono accontentarsi soltanto di quanto le vogliono dare. Non ho una casa decente per ricevere, né denaro per mettere sui giornali un'inserzione come "massaggiatrice". Devo accontentarmi di aspettare alla periferia della città, ai bordi delle strade, allo scoperto che un poveraccio voglia i miei ultimi resti di donna pubblica. Quelli che passano via in macchina mi gettano un'occhiata schifata; voltano la testa per non incontrare i miei occhi. Mi disprezzano perfino le colleghe di prima classe, che si accompagnano profumate e impellicciate a qualche pezzo grosso.

Io, Signore, sono uno scomunicato dalla tua chiesa. Non posso ricevere i Sacramenti. I criminali sì che possono e anche gli avari e gli oppressori. Nessuno pesa che io possa essere in pace con la mia coscienza.

Non ti ha scomunicato la chiesa del tuo tempo?

Ci sono altri più eretici di me, che si vantano perfino del proprio ateismo; che sfruttano la tua chiesa e le vivono a fianco senza credervi. Però sono ammirati e rispettati. Non portano addosso il marchio di una scomunica. Forse perché hanno amici influenti; perché hanno saputo essere più diplomativi di me, perché sanno professare in pubblico quanto vanno tradendo in privato e nel fondo della loro coscienza.

Noi e tanti altri di cui la società non ha compassione, noi, disprezzati, che non possiamo suscitare né odio, né dolore, né paura, ma schifo, veniamo oggi a te, l'innocente, perché pensiamo che almeno tu non ci disprezzi e perfino ci perdoni, perché anche a noi tu prometti "cieli nuovi e una nuova terra".

TERZA SETTIMANA - GAUDETE

In mezzo a voi sta uno che non conoscete!

LA PAROLA:
- Is 61,1-2a.10-11;
- Sal (Lc 1,46-50.53-54);
- 1Tess 5,16-24;
- Gv 1,6-8.19-28.

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Is 61,1-2a.10-11

Gioisco pienamente nel Signore. Ecco un annuncio intenso che è "evangelo" per i poveri, speranza per i malati, liberazione per gli schiavi e i prigionieri. Come un araldo in occasione della celebrazione ebraica del giubileo, così il profeta annuncia la liberazione, consolazione e pace per l'intera comunità di Israele. E' "l'Anno di misericordia del Signore", il giubileo perfetto e definitivo in cui si ristabilisce u mondo nuovo. Il rapporto Dio-uomo si trasforma, ritorna a essere un'alleanza d'amore. Il Signore vuole celebrare col suo popolo un matrimonio d'amore che non s'infrangerà più. Nella celebrazione nuziale un'importanza particolare era riservata al simbolo della veste che è ricordato con insistenza anche nel versetto 10 del nostro brano. La sposa d'Israele riceve ora come veste la salvezza, come mantello la giustizia, il diadema nuziale e i gioielli dell felicità.

1Tess 5,16-24

Spirito, anima e corpo si conservino irreprensibili per la venuta del Signore. L'apostolo, testimoniando il Cristo risorto, ne annuncia la continua venuta nella Chiesa e nella storia umana. E' una testimonianza alla volontà di Dio che si esprime per mezzo l'apostolo. La volontà divina nei confronti dell'uomo è concreta ed esigente, è spirito, anima e corpo. Sulle labbra dell'apostolo si trasforma in un codice pratico dell'impegno quotidiano: la gioia, la preghiera incessante, la riconoscenza, l'incremento dei carismi e degli impegni missionari e di evangelizzazione, la ricerca intelligente dei valori, la purezza, la santità progressivamente conquistata.

Gv 1,6.19-28

In mezzo a voi sta uno che non conoscete. Il Battista si definisce come "voce". Egli è quindi un testimone che depone a favore di un altro che è al centro del grande processo che rivoluzionerà la storia. E', quindi, una voce guida che ha il compito di illustrare all'umanità la via definitiva, la persona risolutiva, il battesimo nello Spirito e non solo nell'acqua, il Signore nei cui confronti non si è degni neppure di sciogliere il legaccio del sandalo. Il Battista non ha un messaggio specificatamente suo. Non è lui lo Sposo, lui è l'amico dello sposo, il paraninfo. Colui che guida la sposa all'incontro con lo Sposo. Ne riconoscerà la voce e sarà felice.  E quando quella voce perfetta e definitiva risuonerà, il Battista si ritirerà pieno di gioia: "Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo...esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Lui deve crescere, io diminuire".

LA PREGHIERA

In questa terza domenica ... e in coincidenza con la memoria della Beata Verine di Guadalupe, giorno in cui è concessa "l'Indulgenza da casa", la preghiera non può essere che il canto di giubilo di Maria, la Madre di Gesù. La propongo nella versione del Monastero di Bose:

L'anima mia magnifica il Signore
il mio spirito esulta in Dio mio salvatore.
Poiché ha guardato l'umiltà della sua serva
tutte le generazioni ormai mi chiameranno «Beata».
Il Potente ha fatto in me cose grandi
sì, il suo nome è santo.
Il suo amore di generazione in generazione
ricopre coloro che lo temono.
Interviene con la forza del suo braccio
disperde i superbi nei pensieri del loro cuore.
Abbatte i potenti dai troni
innalza gli umili.
Ricolma di beni gli affamati
rimanda i ricchi a mani vuote.
Sostiene Israele suo servo
ricordandosi del suo amore.
Come aveva promesso ai nostri padri
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.

IV SETTIMANA

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce: Dio è fedele per sempre.

2Sam 7,1-5.8b.12.14.16

Il regno di Davide sarà stabile per sempre davanti al Signore. La promessa del profeta Natan a Davide - il cui tenore raggiunge un livello di intensità straordinaria - è un testo base per l'intero tracciato della teologia messianica biblica. Al desiderio di Davide di possedere un tempio grandioso nella capitale appena costituita, Gerusalemme, così da avere come cittadino del proprio regno anche Dio, il profeta contrappone la scelta inattesa di Dio. Il Signore, più che essere inquadrato nello spazio sacro di un tempio, ama essere presente nella realtà che più aderisce all'uomo, cioè la storia, espressa nella linea dinastica davidica: "Sono stato con te ovunque sei andato... Io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere". Alla casa materiale che Davide vuole progettare per il suo Dio si sostituirà allora la casa fatta di pietre vive, cioè di persone: "Il Signore ti farà grande, poiché ti farà una casa". Al tempio Dio preferisce il tempo in cui anche l'uomo abita con lui.

LA PAROLA:
- 2Sam 7,1-5.8b.12.14.16;
- Sal 88/89;
- Rom 16,25-27;
- Lc 1,26-38

Dio rimane fedele per sempre.

Rom 16,25-27

Il mistero taciuto per secoli, ora è rivelato. La finale della lettera ai Romani è un piccolo eppur maestoso inno in cui la Chiesa esprime con Paolo il suo stupore di fronte al mistero dell'Incarnazione e della salvezza offerta all'umanità intera. Un mistero "annunziato mediante le scritture profetiche", un mistero ora manifestato e "rivelato": la Chiesa che ora celebra il Natale, guardando verso il passato, gioisce per il dono di vivere nel tempo in cui il nome, cioè la persona del Cristo, è la chiave di volta della storia universale e del destino di ogni uomo.

Lc 1,26-38

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce. Al centro del racconto dell'annunciazione è la concezione per opera dello Spirito Santo, cioè la presenza divina nella carne di Gesù. Scrive un esegeta: "Gesù è il Messia, il Figlio di Dio, intronizzato nella gloria: questo è l'autentico significato del racconto dell'annunciazione. La fede pasquale della comunità cristiana viene proiettata prima della nascita di Gesù per scoprirne la vera natura". Il Natale, allora, ci invita a cercare Dio nella realtà della nostra storia attraversata dalla presenza divina del Cristo risorto perché solo nella luce della Pasqua la nascita del Cristo diventa il germe che trasforma il mondo e la storia. E' giusto, perciò, che l'impegno del cristiano sia proprio per questa umanità. L'uomo ha, infatti, un fratello perfetto che con lui vive nella fragilità e nella sofferenza della sua carne.

TRACCE DI LETTURA

Oggi è rivelato il mistero che è da tutta l'eternità:

il Figlio di Dio diventa Figlio dell'uomo;
partecipando a ciò che è inferiore,
ci rende partecipi delle cose più alte.
Adamo all'inizio fu ingannato:
cercò di diventare Dio, ma non vi riuscì.
Ora Dio diventa uomo,
per divinizzare Adamo.
Si rallegri la creazione ed esulti la natura:
l'arcangelo sta con timore davanti alla Vergine,
e con il suo saluto: «Rallegrati» reca
l'annuncio gioioso che il nostro dolore è finito.
O Dio, che ti sei fatto uomo per la tua misericordiosa compassione,
sia gloria a te!
(Orthros, Liturgia ortodossa, Orthros della festa dell'Annunciazione)

LA PREGHIERA

Signore Dio nostro,
oggi noi riviviamo
l'annunciazione dell'angelo alla vergine Maria,
che accogliendo la tua parola
ha permesso al Verbo di farsi carne:
rendici disponibili come lei
a compiere la tua volontà
e ad acconsentire alla salvezza
che tu ci doni in Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.