Ars antiqua e Ars nova

21.03.2021

Nel 1150 nasce la prima grande scuola pitagorica europea ovvero la scuola di Notre-Dame, o ars antiqua, che sarebbe nata a Parigi intorno alla Cattedrale di Notre-Dame. Questa scuola darà luogo anche a una prima grande esperienza contrappuntistica che verrà chiamata ars antiqua per distinguerla dall'Ars nova, che sarà un altro grande movimento polifonico che nascerà nel Trecento e che si contrapporrà all'ars antiqua. La scuola di Notre-Dame si sviluppò tra il 1150 e il 1320. All'interno di questo periodo è possibile distinguere due grandi fasi: dal 1150 al 1260 e dal 1260 al 1320.

Nella prima fase Compaiono i primi nomi di musicisti. I primi due musicisti menzionati nella storia della musica europea sono: Magister Leoninus e Magister Perotinus (quest'ultimo chiamato anche optimus discantor, perché componeva soprattutto clausolae in stile di discanto che piacevano molto). Il primo scrisse il Magnus Liber organi, che contiene un ciclo di graduali, responsi e alleluja a due voci per l'intero anno liturgico. Il secondo aggiunse una terza voce alle opere di Leonino. Questi compositori compongono negli stili di organum e di discanto.

Esemplificando, un canto gregoriano può essere paragonato a una retta divisibile in sezioni (o sequenze). Vi era, infatti, una prima parte del canto gregoriano, cantata in cantus planus dal coro dei fedeli, a cui faceva seguito una seconda sequenza, in polifonia, che non poteva essere cantata dai fedeli perché presupponeva un maggior professionismo. Poi c'era una terza sezione che era ancora in cantus planus, quindi cantata dal coro dei fedeli. Infine poteva esserci un'ultima sezione, data in polifonia. Le sezioni interne venivano messe in polifonia in stile di organuum melismatica. La parte finale di un canto gregoriano si chiamava clausula (= chiusura) e aveva circa 20 note. Se si fosse data la clausula, l'allungamento delle venti note avrebbe determinato una sezione enormemente grande, più grande di tutto ciò che veniva prima. Quindi, nella clausola, si introdusse lo stile di disegno nello stile di discanto: le note del tenor procedevano molto più rapidamente che nello stile di organuum, cioè non venivano allungate, ma procedevano con una certa rapidità.

Nella seconda fase le clausole si staccano dal canto originale e diventano mottetti. Ci furono, però, delle novità anche dal punto di vista ritmico. Nel 1260 venne scritto un trattato che si intitolava ars cantus mensurabilis (arte del canto misurato) scritto da Francone da Colonia, che segnò il passaggio alla nostra concezione della misura del tempo. Fino a quando il canto aveva due voci, il tenor era una nota tenuta, quindi si sentiva una prima voce che procedeva per valori lunghi e una seconda voce che vi cantava sopra un melisma. Quando venne aggiunta una terza voce, bisognava trovare un ritmo comune. La soluzione fu costituita dai modi ritmici, 6 schemi ritmici, tutti a suddivisione ternaria, corrispondenti a quelli che noi chiamiamo tempo composto. La suddivisione ternaria sottintendeva il numero perfetto 3, in quanto numero della Trinità. Si procede gradualmente verso l'Ars Nova.

"Ars nova" è il termine che i musicologi applicano alla musica del XIV secolo.
Il trecento è il secolo dell'Ars Nova poiché nel '300 Philippe De Vitry scrisse il trattato intitolato Ars nova dove sosteneva di voler tagliare i porti con l'Ars antiqua ovvero la polifonia dell'organum e della scuola di Notre Dame e portare avanti un nuovo tipo di concezione musicale.


In primo luogo De Vitry prevede una nuova notazione relativa alla durata delle note che doveva essere ben definita e ufficializzata da un sistema rigoroso.

Vitry distingue, a questo proposito, il Tempus, ossia il rapporto Longa/Brevis, e la Prolatio, ossia il rapporto Brevis/semibrevis, (che corrispondono ai nostri "tempo" e "suddivisione"). Il tempus poteva essere perfectus ( indicato con un cerchio) se ternario e imperfectus (indicato con un semicerchio) se binario. Allo stesso modo distingueva prolatio perfecta (ternaria, indicata con un punto all'interno del simbolo del tempus) o imperfecta (binaria, nessun punto).

Tali novità vengono travasate in Italia dal teorico/musicista Marchetto da Padova nel suo trattato intitolato Pomerium.

Tra i compositori dell'Ars Nova francese ricordiamo Guillame de Machaut il quale fu
il primo compositore a musicare un intera messa nelle sue cinque parti dell'ordinarium+ l'Ite missa est a quattro voci.

Egli musicò numerosi sonetti con testi scritti da poeti a lui contemporanei (coetaneo di Petrarca). Inoltre fu uno dei primi ad utilizzare la tecnica dell'isoritmia che è un espediente compositivo applicato alle parti più gravi (tenor e contratenor) nei mottetti.

Consiste in particolare nella distinzione tra COLOR (una serie di note che compongono una definita melodia) e una TALEA (una successione di ritmi) e nel loro incastro fino a quando non si ritorna alla combinazione/sequenza di color e talea di inizio brano.

Machaut adotta l'isoritmia anche per alcune parti della messa come il Kyrie, il Sanctus, l'Agnus dei e l'Ite missa est. Il Credo e il Gloria li scrive secondo lo stile del conductus (organum) avendo dei testi più lunghi, eccetto l'AMEN che viene musicato in isoritmia.

Per quanto riguarda l'Ars nova italiana si può di certo indicare quale teorico dell'ars nova italiana il Marchetto da Padova.

Due codici testimoniano la polifonia italiana del 300:

Codice Squarcialupi (conservato a Firenza nella Biblioteca Laurenziana) e
Codice Rossi (conservato nella Biblioteca Vaticana non miniato).

Nel codice Squarcialupi sono raccolti ballate, madrigali, caccia.

Il più famoso compositore dell'ars nova italiana è Francesco Landini.

In tale periodo nascono i primi madrigali, quali composizioni che non hanno precedenti nella storia della musica.Sono costitiuti da terzine di endecasillabi seguite da un distico con rima baciata.

Come i madrigali anche i caccia sono tipici italiani e non hanno una composizione rigida caratteristica. tendono a rievocare scene di caccia, di mercato, di movimento spesso utilizzando l'espediente compositivo, del canone, solitamente scritto per tre voci.

Si ascoltano, infine, le famose BALLATE, composte da due piedi (di due o tre versi ciascuno) seguiti da una volta (con numero di versi variabile, indicava il cambio di giro nella danza), ove inizia ad essere utilizzato il "ritornello" come ripresa da intervalli di strofe regolari. Si gettano le prime basi per la musica moderna.