Brusaferro è ottimista: «Teniamo duro: sarà una stagione più serena grazie ai vaccini»

01.04.2021

Il portavoce del Comitato tecnico scientifico e presidente dell'Istituto superiore di sanità spiega che «La decrescita è la conferma dell'efficacia delle misure adottate fin qui. Dobbiamo continuare a seguirle»

Il virus circola di meno ma la decrescita è ancora troppo bassa. Il portavoce del Comitato tecnico scientifico, Silvio Brusaferro, mette in chiaro la situazione attuale dei contagi da Covid-19, spiegando come il rallentamento registrato negli ultimi giorni sia troppo debole per farci sperare in un'uscita dal tunnel imminente. «La decrescita è la conferma dell'efficacia delle misure adottate fin qui. Dobbiamo continuare a seguirle» ha detto il portavoce a la Repubblica, sottolineando come la prospettiva a cui il Paese sia avvia sarà quella di una «maggiore serenità». Chiudere ora per riaprire domani dunque, un domani che nelle speranze dello scienziato sembrerebbe poter arrivare in estate, «quando lo scenario potrebbe essere diverso dallo attuale».

Ancora una volta sono i vaccini l'arma nominata da Brusaferro per ottenere la maggiore libertà sperata. Correre con le somministrazioni non sarà fondamentale solo per raggiungere l'immunità di gregge ma anche per arginare le possibili nuove varianti del virus. «Durante le somministrazioni, il virus muta per sopravvivere» spiega il presidente dell'Istituto superiore di sanità, «per questo andare veloci e sequenziare i ceppi isolati sarà determinante». Uno dei nodi da sciogliere secondo lo scienziato è quello della capacità dei vaccini anti Covid di impedire la trasmissione dell'infezione e non solo della malattia. «Hanno un alto grado di protezione ma stiamo ancora acquisendo dati sulla loro efficacia sulla trasmissione dell'infezione. Per questo ai vaccinati si chiede di usare la mascherina, rispettare il distanziamento e norme di igiene personale».

Ed è proprio il nodo dei vaccini quello più urgente da sciogliere, per dare un nuovo e più efficace impulso alla lotta contro il Covid.

Correre con le somministrazioni sì, - evidenzia il quotidiano online Open - ma con le dosi necessarie per farlo. L'obiettivo di accelerare il ritmo delle vaccinazioni anti Covid è uno dei punti cardine del piano vaccinale nazionale, ma le forniture attese dalle aziende farmaceutiche continuano ad essere il grande problema. Risale a poche ore fa l'allarme lanciato dalla Regione d'Italia tra le più veloci in assoluto per categorie vaccinate: «Se nelle prossime 24 ore il Lazio non riceverà le 122 mila di dosi Astrazeneca previste, saremo costretti a sospendere le somministrazioni». A parlare è l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio d'Amato. «Mi auguro che tale sospensione venga scongiurata» ha aggiunto l'assessore, «la macchina imponente messa a punto dalla regione non deve fermarsi, ora servono i vaccini!» ha esortato con preoccupazione d'Amato.

L'emergenza dosi era stata segnalata anche dal presidente del Veneto Luca Zaia, che nella giornata di ieri ha annunciato lo stop delle vaccinazioni su tutto il territorio regionale. «Noi, che al momento siamo primi per vaccinazioni e ne facciamo 35 mila al giorno, annunciamo che sospendiamo le vaccinazioni, a parte qualche richiamo» aveva spiegato Zaia, lamentandosi dell'arrivo di una quantità non sufficiente di dosi Pfizer. «Ci sono arrivati 83 mila dosi, considerando che facciamo 35 mila vaccini al giorno, è chiaro che in un paio di giorni li esauriamo».

Dunque è ancora un "avanti piano" quello che si registra nel nostro paese, mentre si annuncia l'arrivo di nuove dosi e si fissa l'obiettivo a 500.000 somministrazioni al giorno. Nel frattempo il rispetto delle regole - piacciano o non piacciano - farà la differenza.

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