Bulli o disperati?

30.01.2021

Se stiamo bene perché stiamo da soli, non vuol dire che siamo più liberi di altri: vuol dire che c'è qualche problema! 

A intervalli regolari la cronaca è interessata dal fenomeno dilagante del bullismo. Ormai a scadenza quasi quotidiana la nostra attenzione è attratta, malamente, da notizie per le quali adolescenti o semi adolescenti danno vita a scene di violenza, in questo tempo caratterizzato dalla pandemia più volte abbiamo assistito a servizi nei telegiornali in cui si parlava di ragazzi e\o adolescenti che si sono ritrovati in piazza per dar vita e vere e proprie risse, ma non solo, e ne siamo tristemente preoccupati, tutti, a vario titolo. Senza trascurare poi quanto accade sulla rete con il cyber bullismo.

Per non parlare, come mi è capitato in questi giorni, di apprendere di adulti, magari "educatori", che bullizzano i più piccoli, magari propri alunni, ridicolizzandoli davanti all'intera classe. Indice chiaro del fatto che non contenti di aver toccato il fondo, abbiamo iniziato anche a scavare.

Ed è nata, per così dire, una sorta di 'gara' tra sociologi e psicologi, per carità legittima e utile, per cercare di individuarne le cause e captare la soluzione migliore di questo problema. In questi giorni tanti stanno studiano gli effetti delle restrizioni causate dalla pandemia in modo particolare nelle relazioni tra i più giovani, ma non solo tra essi.

È di questi ultimissimi giorni, il preoccupante ripetersi di azioni sconsiderate di bambini e ragazzi, suscitate da esempi errati ricevuti da Tik Tok o comunque dalla rete.

Di fronte a tutto questo, viene da porci una domanda: bulli o disperati i nostri ragazzi?

Perché abbiamo la netta sensazione che il problema non stia tanto in Tik Tok o piattaforme del genere che propinano ogni sorta di "esempio" per i ragazzi. Ma che il malessere dei nostri ragazzi venga da più lontano... venga da quella velata, ma non troppo, disperazione che si portano dentro e che frutto malato di una società che niente più di buono sa donare ai più giovani... che non sanno più ridere, non sanno più impegnarsi... sono sempre annoiati e stanchi... massacrati dalla routine quotidiana... che non sanno più cosa sia il sacrificio... tutto è dovuto e possibilmente senza sforzi eccessivi... che passano ore e ore ogni giorno incollati alla play station. Incapaci di relazionarsi!

Il problema non è Tik Tok, ma quanto stiamo con i ragazzi e cosa diamo loro.

Il tanto criticato, ma tanto corteggiato e seguito, Grande fratello, con i suoi numerosi fratellastri, sono lo specchio più spietatamente realistico di quello che ci tocca vivere nel quotidiano: lo scopo della vita è diventato, per qualcuno, essere unici e famosi. Divertendosi solamente e ad ogni costo. E facendo le scarpe agli altri, che sono soltanto avversari, casualmente e temporaneamente colleghi di una festa infinita. Per carità, niente di nuovo: Collodi col suo Paese dei Balocchi aveva già previsto tutto. Stiamo vivendo un'epoca in cui ci stanno raccontando che l'individuo è quello che conta di più e che per stare bene bisogna star bene anzitutto con se stessi. Senza magari considerare che se stiamo bene perché stiamo da soli, non vuol dire che siamo più liberi di altri: vuol dire che c'è qualche problema!

In un'epoca così disegnata diventa importantissimo e vitale aiutare i ragazzi che stanno crescendo a conquistare una dimensione sociale e comunitaria della vita di relazione; aiutarli a riscoprire l'importanza di alcuni valori fondamentali come la vita, la famiglia, la fede...l'amicizia, quella vera... non quella complice. Si sta lasciando invece che i nostri ragazzi si crescano da soli, in branco... che fissino da se stessi i limiti del lecito e dell'illecito... e quando i nostri figli la fanno grossa... sorridiamo perché... sono furbi...

I nostri ragazzi, tutti i ragazzi, hanno certamente bisogno di amici più grandi che investano tempo, energie ed interesse su di loro. Di persone che non passino il tempo a parlare di loro, ma con loro. Ma, e direi soprattutto, hanno bisogno che i loro amici siano amici tra loro, perché questo rassicura, riempie il cuore di speranza e permette di andare in giro per il mondo con un po' più di fiducia... Mentre invece viviamo un'epoca nella quale abbiamo paura anche del nostro vicino di casa... che per altro non conosciamo nemmeno.

D'altronde, come si fa a fidarsi di persone alle quali non si vuole almeno un poco di bene? Proprio così: abbiamo smesso di amarci... corriamo dietro alla vita, ma abbiamo smesso di viverla, il nostro fratello c'è solo se serve, se può essere utile al raggiungimento dei miei fini... e i nostri ragazzi imparano da noi... se solo, invece, potessero intravedere e respirare da noi più grandi una dimensione differente della vita comune... Potrebbero pensare finalmente che negli spazi comuni delle piazze non ci sono soltanto il Gatto e la Volpe in attesa di gonzi da spennare. Potrebbero pensare che si può davvero stare insieme ed essere tutti una star, perché quello che ci rende speciali e diversi e luccicanti di valore è il gruppo e il suo infinito spirito vitale. Potrebbero pensare che questo davvero può cambiare la vita di qualcuno e perché no, la vita del mondo intero.

Una società, quando viene coltivata come la più preziosa delle piante da frutto, fa venir voglia ai ragazzi di vivere davvero.