Che c'entri con noi, Gesù Nazareno?

30.01.2021

La Parola di questa domenica ci offre un quadro in cui è rappresentato Gesù che "sgrida" uno spirito immondo che "grida" la definizione "Il santo di Dio". L'autentica conoscenza del Cristo non è legata alla fama del taumaturgo, ma è raggiunta attraverso un lento itinerario di ascolto e di ricerca ... il "segreto messianico". E' un lungo processo operato sulla figura del Cristo delineata dai demoni ma non compresa ancora dal discepolo. Lì, alla croce, Cristo accetterà la fama che ora "rifiuta" e che si diffonde a sua insaputa. 

"La fede in Cristo - scriveva Pascal - è autentica non in quanto nasce da un miracolo ma in quanto è generata dalla croce". 

Se davvero lo si capisse e lo si ripetesse più spesso in questo nostro strano tempo in cui si vuole tanta "religione" e poca fede, più miracoli e straordinario che ricerca faticosa e costosa del volto vero del Dio che si rivela nella Parola contenuta nelle Scritture.

Nella pagina di oggi, che è il primo "miracolo" di Gesù nel vangelo di Marco, questo "segreto" è chiaro; infatti Gesù "sgrida" lo spirito impuro che "grida" l'identità di Gesù stesso; lo chiama Santo di Dio, con un'espressione che non ha connotazioni morali: Gesù non è santo perché fa il bene ma perché appartiene totalmente alla sfera del divino. Questo significa «Tu sei il Santo di Dio!». Anche nel Quarto vangelo Pietro dirà lo stesso dopo il fallimento della predicazione di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, quando tutti lo abbandonarono: «Da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (cf. Gv 6,69).

Per Marco: la vera, autentica conoscenza di Gesù non va gridata e non va legata alla forza dei miracoli; lo "sgridare" di Gesù, infatti, si contrappone al "gridare" dell'immondo. La conoscenza di Gesù non passa né per i miracoli, né tantomeno per la paura che prova il demonio dinanzi alla sua presenza; è una conoscenza che si raggiunge con un lento e serio itinerario di ascolto e di ricerca; è questo un processo in cui bisogna "esporsi" a Lui, alla sua parola, alla sua presenza per lasciarsi penetrare da quel mistero che si svelerà a pieno solo nell'ora della croce. Lì, mentre Gesù muore in croce ̶ scriverà Marco ̶ il centurione romano dirà la verità che, per tutto lo scorrere del vangelo, era da tenersi sotto segreto: "Davvero quest'uomo era il Figlio di Dio!" (cf. Mc 15,39). 

Siamo ancora una volta chiamati a metterci dinanzi a Parola e ascolto! Nella vera fede cristiana, si gioca tutto lì. Non una parola vuota, non un chiacchierare e moltiplicare informazioni e notizie, ma al contrario, un atto solenne, efficace; è operante e tanto più lo è quanto più grande e veritiero è colui che la pronunzia.

La grande poetessa americana Emily Dickinson (1830-1886) così scriveva: «Qualcuno dice che, una volta pronunziata, una parola è morta; io però dico che è il contrario: proprio in quell'istante che è pronunziata essa comincia a vivere!». Come è vero! E come è vero per la Parola di Dio, per la Parola di Cristo Gesù! Quando questa è detta non si spegne, ma, da allora, comincia a vivere in quanti sanno accoglierla.

E' una Parola che irrompe, che rompe...la sordità, l'indifferenza e ci interpella. E' Parola che chiede adesione, compimento. E' Parola che cerca terreno fertile dove produrre ora il 30, ora il 50, ora il 100.

E' Parola che sveglia e "rovina" i progetti di assuefazione e accondiscendenza al male... E' parola potente, che non sempre sappiamo accogliere, che non sempre sappiamo ascoltare...

Quante volte, anche noi come l'immondo, gridiamo contro Cristo! "Che c'entri con noi, Gesù Nazareno"... è come se oggi Egli rispondesse: Io Sono, la Parola d'Amore pronunciata eternamente dal Padre...per te... per farti come Lui, per farti Lui.