Chi mangia questo pane vivrà in eterno

14.06.2020
Una pagina straordinaria di Giorgio Mazzanti, teologo, amico e maestro. 

«Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv 6, 58)

1.

Si parla di immigrati, di stranieri...

Come se alla fin fine non fossimo tutti stranieri.
Non abbiamo stabile dimora in questa terra.
È un'illusione ottica il credere che siamo in pianta stabile su questa terra, in questo tempo.
Di fatto siamo tutti di passaggio.
Vuoi o non vuoi, una volta entrati in questo mondo, ne dobbiamo uscire; una volta nati ci tocca morire.
La vita umana è un viaggio;
un viaggio da una vita alla morte o da una vita a un'altra vita? E eventualmente come ci si arriva?

2.

La storia del popolo di Israele è paradigmatica della storia dell'Umanità, di ogni uomo.

Capitati per caso in Egitto, gli ebrei si moltiplicano in questo paese straniero, fino a capire che se ne devono andare, perché la permanenza in Egitto per loro significa essere schiavi.
Dio stesso interviene a favore del suo popolo. Lo fa uscire dall'Egitto per condurlo verso la terra promessa. Ma questo viaggio di liberazione richiede l'attraversamento del deserto, che è luogo di prova. Non si attraversa indenni il deserto.
La prova per gli ebrei coincide con l'esigenza di fidarsi di Dio. Se ci ha liberati, ci condurrà sani e salvi alla terra sognata.
Ma il deserto è deserto: manca cibo e acqua. La cosa fa dubitare di Dio: Dio ci ha ingannati; era meglio la schiavitù, perché almeno ci assicurava il mangiare anche se era una pentola di brodaglia. Cominciano le reazioni contro Dio. Dio, attraverso Mosè, interviene mandando come cibo la manna dal cielo e facendo scaturire l'acqua dalla roccia colpita dalla verga di Mosè.
Dio provvede dunque cibo e bevanda.

Si capirà a poco a poco che questa traversata del deserto sia stata una storia fondativa e paradigmatica.

a.

La vita è un viaggio. L'uomo, come Israele, è fondamentalmente un forestiero.
È un errante. Su questa terra è solo di passaggio.
C'è una destinazione ultima; per arrivarci occorre attraversare delle prove.

b.

Gli ebrei in Egitto erano una accozzaglia di tribù. Il cammino nel deserto guidati da Mosè li ha fatti sentire di essere un popolo. Di avere Un destino comune, Guidati dal loro Dio.

3.

Per quanto quel periodo costituisca una grande epopea, non è un evento conclusivo, è profezia di un altro evento.
Gesù è molto chiaro. La manna e l'acqua dalla roccia nel deserto non sono eventi definitivi. Non risolvono la totalità del destino dell'uomo.
Cristo aveva già detto alla donna di Samaria che l'acqua del pozzo di Giacobbe non era tutto. Egli possedeva un'acqua diversa, che zampilla per la vita eterna.

Adesso dice ai Giudei che il vero cibo e la vera bevanda sono il suo corpo, la sua carne e il suo sangue.
È un linguaggio netto ma da prendere nella sua portata reale.
Cristo non sta chiedendo di diventare antropofagi o vampiri.
Sta dicendo che di fatto il destino dell'uomo si gioca nel suo corpo e nel suo sangue.
Poi durante la Sua cena dirà che dà il suo corpo che va alla morte per darci la vita e versa il suo sangue per il perdono radicale dei peccati.

Si tratta di avere un contato reale con il corpo e il sangue di Cristo, con la totalità del suo essere.
Non ha altro modo per esprimere che è deciso a dare tutto di sé in favore dell'uomo. e che questi deve accoglierlo nella sua totalità. Non può né deve fuggire nell'astrazione della mente intellettuale.

Cristo parla e si dona con il suo corpo e nel suo sangue.
Totalità e intimità.
Fidarsi, abbracciare, portare dentro di sé, assimilare. Nutrirsi. Vivere di lui.

L'unico esempio che mi viene in mentre quando si parla di questa realtà, è sempre lo stesso:
la mamma dice al suo bambino piccolo: ti mangerei tutto.

Qual è il vero punto di rottura in quello che dice il Cristo?
Che ci farà vivere in eterno, che ci dà la vita eterna, e che ci farà risorgere nell'ultimo giorno.
Questo è possibile perché Cristo si dice ed è unito al Dio Padre, che ha la vita in sé, che è vita, la vita.
Come Cristo vive per il Padre, grazie al Padre, così chi crede e accoglie Cristo, vive la vita di Dio grazie a lui.

Cristo poi dirà durante la Cena rivolgendosi al Padre: questa è la vita eterna, che conoscano te Padre.

4.

Si può credere a tutto questo?

Va detto che non è stato facile neppure per Cristo l'atto incondizionato di fede.

Lui, che sa di non essere mai solo, grida al Padre di sentirsi abbandonato. Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato...

Il testo dello scritto agli Ebrei è inesorabile. Cristo si è rivolto a Dio con grida inenarrabili; ed è divenuto perfetto mediante l'obbedienza, obbedienza di fede che lui per primo ha vissuto, avendo aperto per noi come un sentiero di vita e di atteggiamento da seguire.

Anche per Maria la cosa non è stata semplice. La spada che la trafigge è la prova di fede davanti al figlio morente.

La fede implica un salto fuori di noi stessi in un affidamento assoluto.

Per questo l'Atto di fede è anche lotta.

Tutti possiamo dire: Signore credo, ma aiuta, sorreggi la mia fede.

In alcuni momenti si avverte la presenza di Dio. Si avverte di essere in lui e che lui è dentro di noi.
Lui è l'aria che respiriamo: l'aria ci avvolge, ma anche la portiamo dentro di noi. Respiriamo. Da dentro a fuori, da fuori a dentro. E questo genera fiducia e un gesto di abbandono. Sei in Dio. In lui ci muoviamo ed esistiamo; respiriamo il respiro di Dio. e si è sorpresi che Dio ponga attenzione a te. Che cosa è mai l'uomo che tu Dio ti prenda cura di lui. L'hai fatto poco meno degli angeli.

Per quanto riguarda la resurrezione dei corpi, io posso dire di essere segnato da due episodi evangelici.
Il primo che mi ha sconvolto è che viene narrato che il Risorto appare a un gruppetto di sette apostoli in riva al lago; accende il fuoco e cucina i pesci per loro. Torna da quelli che lui ha chiamato amici.
Mi son detto: uno che fa così è Dio. fedele all'amicizia, fedele al corpo, alla corporeità. Si tratta di una corporeità mutata, trasfigurata, ma di corporeità si tratta. Cristo non è un fantasma (dirà nel vangelo di Luca. E per fugare ogni dubbio chiede di poter mangiare un pesce.).

Il secondo episodio che appare per primo a Maria Maddalena, che non lo riconosce subito. Lo riconosce quando si sente chiamata per nome da lui. Allora lei va verso di lui per stringergli i piedi. Cristo non si sottrae al gesto, chiede solo di non continuarlo a stringere, perché adesso si è entrati in una dimensione. Sempre di corporeità si tratta, ma altra dalla presente.

Questo è sorprendente e meraviglioso.

Si vorrebbe provare quello che dice san Paolo: mentre il nostro uomo esteriore si logora, si consuma, quello interiore si rinnova sempre più.
Si vorrebbe crederlo e percepirlo mentre si avverte che il corpo fisico se ne sta andando, consumano.
Si è grati al corpo, per tutto il vissuto. Adesso è ora di salpare.

Chiedo a Dio di mantenermi in questa fede in questa pace.

In alcuni momenti manca l'aria.
Ma il Crocifisso non ha fatto la stessa esperienza, di avere fame di aria, di paura di morire asfissiato?
Allora posso non sentirmi solo. Mi pongo accanto a lui come un ladrone: lo guardo e lo prego. Ricordati di me.

Comunque son questi due brani che mi hanno portato a credere che per Cristo risorto dai morti
Due cose rappresentano l'assoluto: l'amicizia e l'amore sponsale, che poi sono una cosa sola e cioè l'amicizia sponsale, perché anche l'amicizia ha come modello di riferimento l'amore sponsale, quello che fa l'unità mantenendo distinte le persone.

Ma non è questo il mistero trinitario? Non è questo il progetto di Dio: celebrare le Nozze con l'Umanità? E se Dio voleva fare dono di sé all'Umanità poteva donare qualcosa di diverso da sé? non poteva che trovare quella forma di vita che rispecchiasse insieme la distinzione delle persone e la loro unità. Quella sponsale nuziale appunto.
Siamo davanti al mistero. Sembra impossibile. Ma se non fosse così non verrebbe da Dio. Solo Dio può donare compiere l'impossibile per l'uomo, perché Dio è folle di amor per l'uomo.
È la realtà che ha fatto i santi cristiani, dai primi albori del cristianesimo ad oggi. Sta a noi accogliere questo mistero, entrarvi e viverlo.

5.

Anche l'Eucaristia genera un popolo nuovo. Chi riceve il Cristo diventa uno con Cristo; ma diventa uno anche con tutti quelli che ricevono il medesimo Cristo. Il nuovo popolo è ol Corpo di Cristo, il corpo della Chiesa e questo è meraviglioso. Il popolo di Dio non è un'accozzaglia di persone, ma l'unità delle molte spose del Cristo. Spose che anno il loro modello, il loro specchio ideale in Maria. L'eucaristia genera nuovi sguardi, nuovi rapporti. L'eucaristia fa dei cristiani delle persone trinitarie; persone capaci di amarsi tra loro, tutti insieme ciascuno in particolare.
Quante discussioni si supererebbero; quante parole e chiacchiere inutili si lascerebbero cadere. Quante tempo impiegato per cose che valgono, anzi per l'Unica cosa che conta: il Regno di Dio.
Sapendo che il Regno di Dio è simile a un Re che vuole celebrare le Nozze del e col Figlio. Tutto torna, tutto si tiene.

Cominciamo, ricominciamo a crederci e a vivere questo mistero.

Pregando il Signore Gesù di darci fede e di sorreggere la nostra fede, ma anche la nostra amicizia. Che diventi sempre più matura, essenziale, radicata nella fede, fondata sulla speranza della vita eterna con Dio, animata da ciò che è più grande di tutto: l'Amore.