Come costruire la pace: le indicazioni di Papa Francesco

01.03.2021

di Egidio Cappello

La rivolta sociale di questi giorni in Myanmar (ex Birmania) ci riporta indietro di tre anni, alle parole che Papa Francesco pronunciò in occasione della sua visita, nel novembre del 2017, a quel lontano paese. "Come costruire la pace": questo il tema del discorso che Sua Santità tenne davanti ai rappresentanti delle autorità, della società civile e del Corpo Diplomatico. Lo Stato asiatico era, come lo è ancor più oggi, in un momento di ricostruzione, di crescita istituzionale, di passaggio, momento di grandi esigenze culturali e spirituali. Papa Francesco ebbe a dire: 

"Il Myanmar è stato benedetto con il dono di una straordinaria bellezza e di numerose risorse naturali, ma il suo tesoro più grande è certamente il suo popolo, che ha molto sofferto e tuttora soffre, a causa di conflitti interni e di ostilità che sono durate troppo a lungo e hanno creato profonde divisioni. Poiché la nazione è ora impegnata a ripristinare la pace, la guarigione di queste ferite si impone come una priorità politica e spirituale fondamentale". 

"La costruzione della pace impone, sottolinea Papa Bergoglio, la soluzione dei conflitti interni, autentiche ferite nel tessuto sociale ed umano. La guarigione di tali ferite è una priorità politica e spirituale". 

Notevole l'accostamento tra il processo politico e quello spirituale: non c'è cammino verso la pace se i progetti politici non si accompagnino con la crescita spirituale, con lo spirito della condivisione e la cultura della comunità statale. Il Papa ha indicato la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo proclamata dall'ONU e in vigore dal 1948, come fondamento per "promuovere nel mondo la giustizia, la pace, lo sviluppo, e per risolvere i conflitti mediante il dialogo e non con l'uso della forza". 

 "Il futuro del Myanmar deve essere la pace, ha detto il Papa, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo, nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune". Ecco allora i fondamenti per costruire la pace: il rispetto delle persone, di tutte le persone, il rispetto dei gruppi etnici, di tutti i gruppi etnici, il rispetto delle leggi e dello stato di diritto, il rispetto dell'ordine e della vita democratica. 

Papa Francesco disegna una società evangelica, una società senza segmentazioni, senza emarginazioni, senza conflitti tra etnie, senza lotte cruente, senza vendette, senza atroci sofferenze, una società in cui ogni persona conserva e manifesta, nel pensiero e nelle azioni, la propria dignità, una società in cui a nessuno è vietata la partecipazione alla cosa pubblica e allo sviluppo del bene comune. La società vista da Papa Francesco è un organismo che cresce armonico tra le sue parti e si muove all'interno dei significati autentici della giustizia, della unitarietà e del bene comune

Il concetto di dignità della persona, di ogni persona, assume, nel discorso del Papa, una connotazione di una concretezza straordinaria e prende perfettamente corpo in ogni angolo della vita civile, quello economico, quello sociale, quello culturale, quello politico. 

In questa tensione costruttiva, le religioni hanno un ruolo privilegiato. Esse, dice il Papa "possono aiutare ad estirpare le cause dei conflitti, possono costruire ponti di dialogo, possono ricercare la giustizia ed essere voce profetica per quanti soffrono". E' chiara l'indicazione di Papa Francesco sul ruolo fondante che le religioni hanno nella storia della società, nella crescita culturale e spirituale, nella creazione dei linguaggi della unitarietà, nella educazione delle giovani generazioni, nella promozione della cultura della solidarietà e del rispetto. "Le differenze religiose non devono essere fonte di divisione e di diffidenza, ribadisce Papa Francesco, ma piuttosto una forza per l'unità, per il perdono, per la tolleranza e la saggia costruzione del Paese". Le religioni hanno un ruolo significativo nella guarigione delle ferite emotive, spirituali e psicologiche esistenti nel Paese e Papa Francesco guarda come segno di grande speranza l'impegno dei capi delle tradizioni religiose del Paese per la pace, per il soccorso ai poveri e per l'educazione agli autentici valori religiosi ed umani. Su questi valori sarà edificato il futuro del Myanmar e per questo occorre investire sui giovani, formandoli alla onestà, alla integrità e alla solidarietà. 

Questo, dice Papa Francesco, è un requisito urgente: la società sa che il proprio futuro è nelle mani dei giovani, sa che la pace dipende dalla misura in cui i giovani sapranno interiorizzare i valori, i doveri e i diritti delle persone umane. I giovani non vanno privati delle loro capacità naturali e devono poter ereditare un ambiente incontaminato dalla avidità e dalla razzia umana. Questa sarà una condizione fondamentale perché gli stessi siano fermi nella determinazione a rifiutare ogni contaminazione con le barbarie e vivere nella speranza di attuare tutti i propri talenti nella progettazione del paese e della famiglia umana. Papa Francesco non dimentica, pur parlando a persone di un determinato Paese, la sua vocazione alla universalità. 

Bellissimo l'invito ai giovani ad essere protagonisti non solo della storia del proprio Paese ma della storia dell'intera famiglia umana. Il Papa ribadisce l'idea che un albero piantato in ogni angolo del pianeta possa dare frutti da mangiare all'intera umanità. E' significativa l'espressione in lingua italiana pronunciata dal Consigliere di Stato di Myanmar Aung San Suu Kyi, nell'indirizzo di saluto al Pontefice: "Santità, continuiamo a camminare insieme con fiducia". Il cammino della pace, si legge tra queste parole, è difficile e forse lungo, ma gli elementi perché possa essere raggiunta ci sono: la bellezza dei luoghi, la ricchezza delle risorse naturali, la cultura del popolo, la spiritualità intensa e profonda, la volontà a superare ogni conflitto con il dialogo e l'accoglienza, la fede nella forza della divinità. Papa Francesco ha parlato al mondo intero, ha parlato anche a noi Italiani e credo che se ha parlato in italiano è solo perché le sue parole fossero capite facilmente e scolpite nella mente e nel cuore della nostra gente.