Come fiume che scorre

25.04.2020

I viaggi si somigliano tutti. Quando ci prepariamo per un viaggio, possiamo aspettarci con una certa sicurezza alcune cose. Alcuni viaggi sono circolari e riportano il viaggiatore al punto di partenza. Altri mettono il viaggiatore dinanzi a nuove situazioni mai sperimentate in precedenza, facendo di lui una sorta di pioniere. Ogni viaggio è pieno di sorprese, e diventa un'occasione per maturare, per cambiare il proprio punto di vista, conoscere nuova gente, nuove cose, nuove possibilità, nuove realtà.

Se il viaggiatore è alla ricerca della saggezza, la cercherà nel suo viaggio, perché sa che ci sono dei limiti a ciò che può apprendere nella sua terra. Al di là di ciò che incontra, è abbastanza saggio e fiducioso da riuscire a trasformare tutte le esperienze in utili insegnamenti, in racconti da narrare.

È proprio questo che mi appresto a fare... narrare il mio viaggio di questo anno. Incontri, scontri, relazioni, opportunità, ferite, sofferenze, maturazione, scelte. Sì, quelle scelte che ad un certo punto della vita diventano inevitabili, soprattutto quando la vita stessa ti fa comprendere che ti sta regalando una seconda possibilità, che non puoi sbagliare, che non puoi sciupare... devi farne tesoro consapevole però che non si piange sul passato...semplicemente si cambia rotta.

È quello che ho vissuto in questo anno della mia vita. Un viaggio diverso da tutti gli altri compiuti finora, un vero cambiamento di rotta. Un viaggio affascinante, a tratti faticoso, a volte incomprensibile...un viaggio dentro il mio cuore, come un fiume che scorre silenzioso nel cuore della notte, che non teme il buio né le ombre della notte.

Un viaggio improvviso, non programmato, iniziato molto faticosamente. Mi sono ritrovato catapultato in una dimensione nuova. Con me nuovi "compagni di viaggio", ciascuno con la sua sacca. Chi ne avvertiva di più il peso, chi meno, ma tutti consapevoli che quella sacca bisognava portarla. Alcuni erano in cammino già da tempo, quasi stanchi ormai, altri iniziavano con me il viaggio. Per tutto il mese di settembre abbiamo guardato il monte, pensando a come fare per scalarlo, per arrivare in cima e conquistarne la vetta. Una vetta che ci avrebbe permesso di vedere la vita in modo diverso, di guardare al di là del nostro piccolo orizzonte, verso l'Infinito.

Ad un certo punto ho compreso che per affrontare un viaggio di quel genere, una scalata così importante era necessario mettermi in allenamento. Un allenamento costante e quotidiano che mi desse la tempra giusta e la giusta resistenza per arrivare fino in cima. Che mi insegnasse la costanza nell'impegno e a vivere la fatica come via per la realizzazione del mio sogno: arrivare in cima. Iniziai a lavorare sodo.

Una notte mentre ero seduto sulla finestra del mio alloggio e fissavo le stelle e la cima del monte illuminato dal chiarore tenue della luna, con uno dei miei inseparabili compagni di viaggio, i libri, mi capitò tra le mani il racconto Sulla felicità di Tailhard de Chardin, il gesuita 'proibito', secondo cui gli uomini, si dividono in tre gruppi che partono per scalare una montagna: gli stanchi, i buontemponi, gli ardenti.

"Alcuni non hanno nessun interesse ad iniziare il viaggio. Se ne stanno comodamente adagiati al campo base. Altri non sono irritati per la partenza. Il sole brilla, la vista è bella. Ma perché salire più in alto? Non è meglio godersi la montagna dove ci si trova, in mezzo ai prati o nel bosco? E si sdraiano sull'erba o esplorano i dintorni, aspettando l'ora del pic-nic. Gli ultimi, infine, i veri scalatori, non staccano gli occhi dalle cime che hanno deciso di raggiungere. E ripartono in avanti". E aggiungeva "L'uomo felice è dunque colui che, senza cercare direttamente la felicità, trova per di più inevitabilmente la gioia nell'atto di giungere alla pienezza e al punto estremo di se stesso, in avanti".

E mentre salutavo la luna e chiudevo il mio libro, fissai la vetta e le diedi appuntamento: ci vedremo presto. Sì, avevo deciso di intraprendere il viaggio e di andare fino in fondo.

Finalmente nei primi giorni di ottobre iniziammo il viaggio. La montagna non ebbe compassione, presto la difficoltà del viaggio mise a dura prova le nostre pur buone intenzioni. Sentivo ogni giorno di più la fatica della salita. Continuavo ad allenarmi, credevo che tutta la difficoltà che provavo dipendesse da una preparazione fisica non appropriata. A questo si aggiungevano le prime defezioni. Alcuni di noi decisero di smettere il viaggio. Altri pur continuando iniziarono a sabotare i sogni di chi aveva deciso di raggiungere la vetta, tentando di raffreddarne il desiderio e magari di anticipare l'arrivo...

Mi tornavano alla mente le parole del Gesuita, ma iniziai ad essere tentato davvero di abbandonare l'impresa: a che serve arrivare fin lassù - mi dicevo - troverò un posto dove stare tranquillo e persone che mi amino lo stesso. Il peso di quello che stavo lasciando era schiacciante: gli affetti; i miei ragazzi che continuavano a chiedermi di tornare. Qualche volta penso di averli amati forse più di quanto ho amato Dio e spero che il Signore non la considero una colpa troppo grande. E poi, la mia parrocchia, il mio ufficio, i miei innumerevoli impegni... tutto pesava sulla mia libertà a compiere a il viaggio.

Ero terribilmente provato

Tuttavia da buon viaggiatore, durante il viaggio, non ho mai smesso di raccogliere informazioni, utilizzando poi ciò che ho appreso per meglio comprendere il cammino, per dargli un senso. Ma ogni persona attribuisce significati diverse ai luoghi, alle persone e alle esperienze che vive... e dunque non riuscivo a decifrare la mappa del mio percorso.

Decisi allora di parlarne alla giuda... mi ascoltò attentamente e mi mostrò con un disegno il rischio che si corre quando nella vita non si ha il coraggio di affrontare le prove... mi lasciò perplesso, molto. Ma le sue parole continuavano a risuonare nella mia mente. Ci pensai per tutta la notte...pensavo e ripensavo e fui avvolto come da un'eco che tornava a me dalla montagna e mi diceva... "è come un fiume che scorre silenzioso nel cuore della notte...non stancarti di andare". Fu in quel momento che avvertii forte nel cuore il desiderio di conquistare la vetta.

Mi ridestai... si era come riacceso il mio sogno. Mi ero convinto che preghiera, coraggio e costanza nell'impegno mi avrebbero permesso di scalare la montagna.

L'indomani ripresi il mio cammino con grande determinazione. Mi sentivo amato da Dio, da quel Dio-Amore che mi ha dato la sua vita e mi ha chiesto la mia...da quel Dio a cui non sempre ho saputo darmi totalmente.

A Lui ho dedicato il mio viaggio!

Il peso continua a sentirsi, ma ogni giorno è come iniziare da capo. Ho imparato tanto scalando la montagna e più salgo, più mi avvicino alla vetta, più sono convinto che non arriverò se non per ripartire. Salendo spesso guardo indietro... e osservo con tenerezza gli anni della mia vita. Le prove, le difficoltà, la povertà, le cadute, gli errori, l'amore, le gioie, i successi, i traguardi... tutto porto con me. Ho imparato ad amare il silenzio. Perché solo nel silenzio è possibile sentire l'anima commuoversi.

Ho imparato ad amare i miei compagni di viaggio, a condividere con loro la fatica di dover fare ogni giorno un tratto in salita. A rispettarne i tempi a comprendere la loro fatica, che è anche la mia. A tendere loro la mano per aiutarli e a chiedere loro aiuto quando ne ho bisogno.

Ho capito che ciascuno ha un valore inestimabile e incondizionato.

Ho capito che competere con loro non serve, che andremo più lontano se sapremo collaborare; ho capito che là dove siamo in pace con noi stessi, là dove fiorisce qualcosa in noi, dove qualcosa prende vita, lì siamo in contatto con il sogno di Dio nei nostri riguardi.

Ho capito che è importante saper ascoltare la voce della montagna, quell'eco dolce che scandaglia la profondità del nostro inconscio e ci permette di conoscerci ogni giorno un po' di più.

Ho imparato ad amare la bellezza della vita, anche con le sue ferite, con le sue prove. Ho compreso che essa è una pagina che Dio ci mette a disposizione per poter scrivere un paragrafo nel grande racconto della Vita e che la storia che scriveremo non sarà bella se non parla di cadute, ma se insegna a rialzarsi e andare...andare come il fiume che scorre!

Man mano che procedo nel mio viaggio, il mio bagaglio di conoscenze, di saggezza e opportunità si delinea con grande chiarezza. L'anelito alla verità personale di cui ero già alla ricerca diventa sempre più imperioso e mi sprona a continuare come se il mio corpo fosse attratto da Qualcuno che chiama...

Alcuni del gruppo la ritengono una punizione, altri semplicemente un viaggio, ma io so che sto cercando la Verità e più mi avvicino ad essa, pur sapendo di non poterla afferrare appieno, più me ne innamoro.

Per strada pongo domande a tutti. Sono assetato, voglio scoprire... e mi accorgo che non solo allo stesso interrogativo vi sono risposte diverse, ma anche che il modo di dare la risposta è diverso da persona a persona...e questo se all'inizio mi irritava oggi è per me fonte di grande ricchezza. Ogni tanto penso che anche Gesù nella sua vita di tanto in tanto "saliva sul monte"...a volte da solo e volte portando con sé alcuni dei suoi... e ha vissuto esperienze di grande intimità col Padre... ma poi è sempre risceso, e riscendendo non ha mai dimenticato quella intimità. Come lui ho imparato ad amare la notte, quando le ombre raccontano le luci del giorno e ti assale la voglia di raccoglierti in preghiera perché tutto diventi gradito a Qualcuno da cui ti senti profondamente conosciuto. Lì ti accorgi che se solo ascolti il tuo cuore, sai che nulla va perduto di te ogni giorno. Tutto è sigillato dalla vita e custodito da qualche parte: è talmente prezioso ogni attimo di esistenza che non può dissolversi nel nulla. È lì che capisci che a Dio tutto di noi appartiene.

Un giorno anch'io dovrò scendere dal monte...ma quanto la montagna mi ha insegnato resterà scalfito nel mio cuore e mi farà essere un uomo migliore.

Nel mio lavoro in questo anno...a volte faticoso, ho imparato ad osservare la ghianda. Essa sta al buio sotto la terra e lotta per diventare una quercia...non ha tempo per avere paura. È questo che mi ha insegnato la montagna: lottare ogni giorno per diventare quercia, senza paura.