"Cotti in fragranza"

24.02.2021

di Deborah Ciccone

"Se non li gusti non li puoi giudicare"

Si intitola "Cotti in fragranza" l'ambizioso progetto promosso già dal 2016 dall'Istituto Penitenziario "Malaspina" di Palermo, con l'obiettivo di offrire un'opportunità di inclusione socio-lavorativa ai giovani detenuti.

Ci eravamo imbattuti qualche tempo fa in un video-promo che ci aveva colpito molto, aveva attratto la nostra attenzione perché era chiaro che si trattava di qualcosa di autentico, non la solita storiella a lieto fine. Ne abbiamo parlato in redazione e abbiamo voluto approfondire, e dopo i necessari permessi siamo riusciti a scambiare qualche impressione con la direttrice del Penitenziario, la dott.ssa Clara Pangaro.

Gestito dalla Cooperativa Sociale Rigenerativa Onlus, il progetto si caratterizza per la sua dimensione partecipativa; i ragazzi sin dall'inizio sono stati coinvolti in tutte le fasi progettuali.

Frutto della loro creatività ad esempio, è il nome del biscottificio.

Il primo frollino, all'essenza di mandarino, l'hanno chiamato Buonicuore, nasce dall'unione di materie prime di eccellenza e a km 0 e ancora più buono perché i mandarini sono coltivati su terreni confiscati alla mafia e affidati alla Cooperativa.

Con il passare dei mesi i frollini e le altre bontà del laboratorio hanno raggiunto anche gli scaffali della grande distribuzione. Attualmente sono circa 80 i punti vendita in cui è possibile acquistare i prodotti Palermitani.

Grazie al costante impegno e lavoro di squadra, "Cotti in fragranza" è riuscito a trasmettere il messaggio di riscatto ed inclusione sociale anche oltre i confini italiani.

A seguito dei successi del laboratorio dolciario, nasce nel 2018, nell'ex infermeria di un convento del 1600, Casa San Francesco, che oggi ospita una grande cucina dove i ragazzi preparano cibo fresco su ordinazione, pasti caldi per persone senza fissa dimora e per centri di accoglienza per migranti.

Nel giardino di Casa San Francesco, nel 2019 è nato il Bistrò "Al Fresco", un luogo pubblico abbandonato oggi riqualificato e restituito alla città.

«Il progetto, spiega la Dott.ssa Pangaro, direttrice del penitenziario, - che ringraziamo per aver accettato di rispondere a qualche nostra domanda -, non è calato sulle teste dei ragazzi, ma è un lavoro assolutamente condiviso».

Nasce con l'intento di abbandonare la logica assistenzialista ed è basato sull'etica della responsabilità .

«La dimensione partecipata, - prosegue la dottoressa -, si è rivelata importantissima, in questo modo i ragazzi riescono a sentirsi protagonisti di un percorso di crescita, di formazione e parte attiva di un sistema, in cui si cerca di coniugare una dimensione di produzione e di educazione, che rende il laboratorio un luogo di incontro e di scambio anche tra etnie diverse. È nostra forte convinzione che educare all'altro sia fondamentale».

I giovani detenuti provengono dai centri storici e dalla periferia di Palermo, dove la cultura della legalità è poco presente. Hanno percorsi marginali rispetto al mondo della scuola e anche la cultura del lavoro non è affatto scontata.

«Spesso, ci spiega ancora la direttrice, quando arrivano al penitenziario non hanno fiducia nelle proprie capacità, non hanno stima in se stessi. Hanno un vissuto di etichette, e si identificano in quelle. A scuola erano i discoli, quelli spostati a volte al primo, altre volte all'ultimo banco, quelli allontanati perché "iperattivi"».

Al penitenziario Malaspina si lavora ogni giorno per cercare di rimuovere le etichette perché restituire a questi ragazzi la dignità e fiducia in se stessi è il primo, grande obiettivo.

«Il nostro lavoro, consiste nel sostenerli nella scoperta delle loro capacità, - aggiunge la Pangaro - partiamo dal presupposto che ognuno di loro ha una qualità che deve imparare ad esprimere e rendere produttiva. Fondamentale è farli sperimentare nelle loro parti buone, nelle loro parti sane, non sono il reato che hanno commesso, sono anche tanto altro e lavoriamo affinché queste parti possano essere messe in azione».

Nel biscottificio come nella vita di questi ragazzi, ogni giorno diversi ingredienti vengono mescolati  per dare vita a qualcosa di diverso e più buono. È questo il motivo per cui, nella nostra narrazione del bello una storia così non poteva mancare. Ne siamo convinti, questa è uno degli aspetti principali di quella bellezza che salverà il mondo.