Dimenticate tra i dimenticati: le bambine soldato.

01.04.2021

Dovrebbero studiare, sognare, anche litigare, dovrebbero giocare tutti i bambini del mondo, anche alla guerra, ma non dovrebbero mai doverla fare davvero.

Il fenomeno dei bambini soldato è considerato uno dei casi più estremi e drammatici di infanzia rubata.

Attualmente nel mondo sono in atto circa 50 conflitti armati, in almeno 30 di questi vengono impegnati minori nelle operazioni militari. Si stima che i bambini soldato siano circa 300mila.

Sebbene sia da sempre sinonimo di distruzione, la natura della guerra negli ultimi anni è notevolmente cambiata. Gruppi politici, fazioni, gruppi religiosi o etnici si misurano tra loro generando "scontri di civiltà" spesso interni ai paesi, ai villaggi. Arruolare bambini è molto più facile e conveniente.

Sono previsti rituali iniziazione che permettono il passaggio da bambino ad uomo soldato. L'indottrinamento dei minori avviene in maniera diversa, a seconda del gruppo armato. Talvolta bastano poche promesse. Nello Sri Lanka tanti bambini si sono arruolati a seguito di una promessa fatta loro: insegnarli a guidare una motocicletta. Traditi, dunque, da una passione che accomuna tutti i bambini del mondo.

Nell'inferno dei dimenticati, c'è chi, è ancora più dimenticato. Le bambine soldato.

Di loro non si parla o si parla troppo poco.

Rappresentano il 40% le bambine e le ragazze che partecipano attivamente al conflitto, usate come schiave sessuali ma anche come strumenti di morte. Particolarmente vulnerabili, rimaste orfane o rapite, per sfuggire alla povertà, ai pericoli, all'indigenza, alla fame, cercano protezione negli eserciti.

Vengono però, una volta arruolate, schiavizzate e costrette a soddisfare i desideri, anche sessuali dei combattenti.

Dai programmi di disarmo e riabilitazione proposti da diverse ONG, spesso restano escluse. Dimenticate anche perché poco disposte a denunciare, in quanto, una loro iniziativa le porterebbe ad essere identificate, dalle comunità di riferimento, come mogli dei combattenti.

In questo inferno fatto di violenze e schiavitù, aumenta notevolmente il rischio di contrarre HIV e AIDS, altre malattie trasmissibili sessualmente, aumentano le probabilità di una gravidanza. Le ragazze durante la gravidanza si ritrovano anche a dover fare i conti con la stigmatizzazione, l'emarginazione, i giudizi severi della comunità di origine, che attribuisce loro la colpa di quanto accaduto.

I bambini nati dalla violenza, vengono etichettati come "figli dei ribelli".

Nel frattempo, nonostante l'impegno di liberare i bambini soldato, il gruppi di ribelli, si rifiutano categoricamente di lasciar andare le ragazze. Se riescono a fuggire, fanno davvero difficoltà a sposarsi, e spesso, per vivere sono costrette a prostituirsi.

Passando così, di inferno in inferno.

Perché quella di un bambino o di una bambina soldato sarà una vita segnata da ricordi terribili e profonde cicatrici emotive. Nonostante la predisposizione di programmi specifici distinti per ragazze e ragazzi, in determinati paesi, come la Repubblica Democratica Del Congo, le ragazze continuano a rimanere escluse dai programmi di disarmo e di reintegrazione nelle loro comunità.

Per quanto giusto sia, intervenire a tutela di giovani che hanno partecipato alla guerra, sarebbe altrettanto giusto riservare pari attenzioni a coloro che le armi non le hanno mai impugnate e troppe volte le hanno subite.

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