“Donne&Letteratura”, libri per celebrare la festa della donna

07.03.2021

di Francesca Iervolino

8 marzo, giornata internazionale della donna: una ricorrenza amata e odiata, sdoganata in mille cliché e spesso bersaglio di vuota retorica. Non voglio dilungarmi a disquisire sul fatto che sia giusto o meno dedicare una giornata alle donne o se tale giornata sia utilizzata positivamente o meno: sono qui per parlarvi di libri, donne e letteratura e celebrare questa ricorrenza a modo mio. Non considerate il contenuto di questo articolo come un vademecum di testi sull'essere donna o sul come diventare donna, no. Perché sono convinta che donna si nasce, non si diventa: al contrario degli uomini, le donne nascono con una consapevolezza atavica già presente e connaturata al proprio essere, che poi si sviluppa con gli anni grazie alle esperienze, all'educazione, allo studio, alla forma mentis che ciascuna di noi si costruisce da sé. Non consideratela nemmeno come una lista di libri sul perché le donne, nei più disparati ambiti, non sono considerate al pari degli uomini, o sulla storia dei soprusi e delle violenze a cui le donne sono state sottoposte nei secoli (rimando tale dissertazione ad altra sede) o di libri che ci ricordano quanto siamo brave, belle, intelligenti e quanto vale ognuna di noi (ne siamo perfettamente consapevoli, ogni giorno).

Al contrario, voglio condividere con voi spunti di lettura, libri scritti da donne che parlano di donne: anime elevate e menti eccelse che mi hanno formata, aiutata e consolata innumerevoli volte. E dunque vi ripropongo la lettura dei libri di Elsa Morante, Oriana Fallaci, Simone De Beauvoir: scrittrici che si sono imposte in maniera prorompente nel panorama letterario nazionale e internazionale grazie alla propria capacità, personalità e forza (nonostante, per anni, fossero considerate da alcuni solo "le mogli di").

Spero, di cuore, che ognuna di loro possa accompagnarvi nel vostro percorso, così come hanno fatto con me.

Buon 8 marzo.

"Donne che amano troppo", Robin Norwood (Feltrinelli)

"Perché amare diviene "amare troppo", e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. "Donne che amano troppo" offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell'uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l'equilibrio dei sentimenti".

"La Storia", Elsa Morante (Einaudi)

"A questo romanzo - pensato e scritto in tre anni (dal 1971 al 1974) e preceduto immediatamente da "Il mondo salvato dai ragazzini" (1968), che in qualche modo ne rappresentava l'apertura - Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita "dentro la Storia", quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da "L'isola di Arturo" (romanzo, 1957) a "Menzogna e sortilegio" (romanzo, 1948)."La storia", che si svolge a Roma durante e dopo l'ultima guerra (1941-1947), vorrebbe parlare a tutti, in un linguaggio comune e accessibile a tutti". E' la sua opera più letta e, come tutti i libri importanti, anche quella che più ha fatto discutere".

"L'età forte", Simone De Beauvoir (Einaudi)

"L'età forte" narra la vita di Simone de Beauvoir a partire dalla sua emancipazione intellettuale e sentimentale. Rivivono le prime esperienze d'insegnante a Marsiglia, a Rouen, a Parigi, i lunghi viaggi attraverso la Spagna, la Grecia, l'Italia e il Marocco, gli incontri e le discussioni con gli intellettuali francesi, da Paul Nizan a Merleau-Ponty, da Camus a Queneau. In ognuna di queste esperienze, la Beauvoir ha vicino Sartre, l'uomo con cui ha diviso aspirazioni, difficoltà, problemi.

"Leggere Lolita a Teheran" (Adelphi)

"Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla".

"L'educazione", Tara Westover (Feltrinelli)

"Tara, la sorella e il fratello sono nati in una famiglia di mormoni anarco-survivalisti delle montagne dell'Idaho. Non sono stati registrati all'anagrafe, non sono mai andati a scuola, non hanno mai visto un dottore. Sono cresciuti senza libri, senza sapere cosa succede all'esterno o cosa sia successo in passato. Fin da piccolissimi hanno aiutato i genitori nei loro lavori: d'estate, stufare le erbe per la madre ostetrica e guaritrice; d'inverno, lavorare nella discarica del padre, per recuperare metalli. Fino a diciassette anni Tara non ha idea di cosa sia l'Olocausto o l'attacco alle Torri gemelle. Con la sua famiglia, si prepara alla prossima fine del mondo, accumulando lattine di pesche sciroppate e dormendo con il sacco d'emergenza sempre a portata di mano. Il clima in casa è spesso pesante. Il padre è un uomo dostoevskiano, carismatico quanto folle e incosciente, fino a diventare pericoloso. Il fratello è chiaramente disturbato e diventa violento con le sorelle. La madre cerca di aiutarla ma rimane fedele alle sue credenze e alla sottomissione femminile prescritta. Poi Tara fa una scoperta: l'educazione. La possibilità di emanciparsi, di vivere una vita diversa, di diventare una persona diversa. Una rivelazione. Il racconto di una lotta per l'auto-invenzione. Una storia di feroci lealtà famigliari e del dispiacere che viene nel recidere i legami più stretti..."

"La figlia unica", Guadalupe Nettel (La nuova Frontiera)

"Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent'anni. Ora sono tornate in Messico. Laura ha affittato un piccolo appartamento e sta finendo la tesi di dottorato mentre Alina ha incontrato Aurelio ed è rimasta incinta. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un'ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. Inizia così per Alina e Aurelio un doloroso e inatteso processo di accettazione. Non sanno ancora che quella bambina riserva loro delle sorprese. È Laura a narrarci i dilemmi della coppia, mentre anche lei riflette sulle incomprensibili logiche dell'amore e sulle strategie che inventiamo per superare le delusioni. E infine c'è Doris, vicina di casa di Laura, madre sola di un figlio adorabile ma impossibile da gestire".

"Lessico Femminile", Sandra Petrignani (Laterza) 

"Inseguendo ombre, impronte, tracce volontarie, opere e fatti della vita, in mezzo a libri squadernati, annotati, la scrittrice Sandra Petrignani svela l'essenza dell'essere donne, portandone alla luce il lessico profondo: casa, abbandono, amore, cura, desiderio, dolore, passione. È la ricerca di un senso della vita indagato da una prospettiva femminile, questo viaggio fra le parole di scrittrici e filosofe: Virginia Woolf, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Marguerite Duras e moltissime altre".

"La casa sul Bosforo", Pinar Selek (Fandango Libri)

"Una Istanbul da fiaba quella narrata da Pinar Selek attraverso i ricordi della sua infanzia e giovinezza nella "Casa sul Bosforo". Nell'arco di vent'anni, seguiamo l'intreccio amoroso di due coppie, quella della studentessa rivoluzionaria Elif e del musicista Hasan, e quella di Sema in cerca di se stessa e di Salih l'apprendista falegname. Ma il personaggio principale è il quartiere di Yedikule, carico di storia, di tradizioni, che conserva la sua autenticità nonostante lo scorrere del tempo. Tutti i personaggi che gravitano intorno ai quattro eroi principali sono vivi, tangibili, di tutti conosciamo l'origine, la vita quotidiana, il mestiere, le minuzie. E tuttavia è una fiaba non priva di ombre, il libro comincia con la denuncia del colpo di Stato del 1980 e descrive personaggi assetati di libertà e giustizia sociale, tentati dal terrorismo o spinti all'esilio. È una fiaba rosa dove le donne, romantiche e appassionate, prendono tutte in mano il loro destino mandando in frantumi i nostri pregiudizi. E in ultimo è una fiaba utopista e di confine, popolata da minoranze curde, armene e greche ben visibili: la resistenza curda è attiva, la cultura armena presente, i pogrom contro i greci nel 1955 e durante la crisi di Cipro vengono evocati. Può esistere un luogo dove persone di origini diverse s'incontrano e si aiutano reciprocamente?"

"Diari", Silvia Plath (Adelphi) 

"Quando si comincia a leggere questi diari si ha l'impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l'Europa: tutto vibra, tutto sprizza energia, c'è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno così. O meglio, non soltanto così. E ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che per i suoi versi e per il suo tragico destino è diventata un emblema, un vero culto, per molti lettori".

"Il sesso inutile", Oriana Fallaci (Bur) 

"Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico." Così Oriana Fallaci nella premessa a "Il sesso mutile", il primo libro che pubblica con Rizzoli, nel 1961. L'anno precedente, inviata de "L'Europeo", è in Oriente insieme al fotografo Duilio Pallottelli per un'inchiesta sulla condizione delle donne. È partita alla ricerca di tracce di felicità e nel libro racconta la sua esperienza: a Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all'idea delle donne velate; a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c'è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all'impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un'esistenza originaria intatta. Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne a confrontarsi con "un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi".

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