E' venuto tra i suoi

02.01.2021

Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Ad essere uno di noi, a renderci parte della sua storia e a farsi parte della nostra. E' questa le meraviglia espressa nel Prologo di Giovanni che abbiamo già incontrato nella Messa del giorno di Natale e che ci viene riproposto in questa II domenica di Natale anno B. Proprio perché tale e tanta è la sua portata che non può essere archiviato troppo in fretta. 

Fermiamoci ora solo su un aspetto, quello del contrasto "luce-tenebre". Contro la Parola-Cristo-Luce si erge l'opposizione delle tenebre, contro la Parola si bloccano le porte delle case dei cittadini di Gerusalemme, contro la Parola il male ingaggia il suo ultimo e più aspro conflitto. Tuttavia, anche di fronte al rifiuto, perché "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto", l'itinerario del Cristo all'interno dell'umanità non finisce. La sua decisione è irreversibile "Si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi": Egli non solo si accosta all'uomo, ma si nasconde in mezzo a noi, divenendo uno di noi. 

Anche se l'umanità si allontana e si ritira nelle sue stanze bloccate dall'egoismo e dall'orgoglio, Cristo continua a lanciare la sua parola e a offrire il suo fuoco che scioglie il gelo del male. 

E' un brano di straordinaria intensità quello del Prologo, in cui Dio viene a renderci concretamente, direi "carnalmente" parte della sua vita. Nel farsi uno di noi, ci fa come sé. Nel farsi carne, ci fa Dio. Ci assume per sempre nel suo mistero. Pianta la sua tenda nelle nostre gioie, nelle nostre sofferenze, nelle nostre fragilità e nelle nostre cadute. Non siamo soli, Egli è con noi: è il Dio venuto! Ed è questa la nostra speranza: sapere che la nostra storia è parte della storia di Dio. Che la nostra storia è abitata da Lui.

C'è una frase nel Prologo che da sempre mi dà grande forza: "A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio". Fa eco a questa pericope san Basilio Magno quando scrive: "Non di tutti il Dio è Dio, ma di quelli che gli sono diventati intimi". Credo che in queste due espressioni ci sia rivelata la misura di questo brano di Vangelo: l'invito ad accogliere Dio, a vivere in intimità con Lui, a non lasciarci distrarre, ma redimere la nostra umanità con l'umanità di Dio, comprendere cioè che l'uomo è chiamato ad un solo compito essenziale: divenire come Lui, anzi divenire Dio.

E' bellissimo il modo in cui Giovanni nel Prologo ci narra l'attenzione che ad un certo punto della storia Dio riserva all'uomo... non che prima fosse assente, semplicemente ad un certo punto la sua attenzione si fa presenza e quel Verbo che fin da principio "era rivolto verso Dio" si volge su di noi e si fa carne, si storicizza. Qui il Lògos diviene titolo Cristologico, è un Lògos che dice la realtà di un Dio che si incarna... cioè che va incontro all'uomo, che ne condivide la vita, il cammino...la natura stessa. E' un mistero insormontabile, ma come ogni vero mistero è rivelazione all'uomo della grandezza dell'amore di Dio.  

Il mondo sta cambiando e cambierà di più... ma saprà cambiare in meglio solo quando saprà riaprirsi alla Venuta di Dio... solo quando saprà riconoscerlo presente "in mezzo a noi", solo quando saprà accogliere la Sua luce per lasciarla brillare... affinché la notte oscura di ogni uomo possa risplendere del chiarore di Dio.