Focus DAD - 4

06.03.2021

Resta accesa la nostra luce sul fenomeno DAD... e resta vivo l'interesse dei nostri lettori, e  non solo dei nostri su quanto la Didattica a Distanza stia incidendo sulla vita delle famiglie italiane, come sulle relazioni fra i ragazzi, come sulle metodiche di insegnamento.

L'esperienza di Mara, sola con 4 figli dai 4 ai 15 anni, che appena ha capito che la scuola avrebbe chiuso, ha scelto di lasciare il lavoro, espone in modo chiarissimo il problema: "non posso lavorare da casa e quindi - racconta all'Ansa - o rinuncio o do il mio stipendio a una tata, sempre che venga". "Lavoro in una casa di cura e, vista la situazione - spiega la mamma - ho preferito stopparmi. Sono separata e il padre dei bimbi non può venire tutti i giorni, quindi mi sono presa del tempo per stare con i bambini anche perché la mia terzogenita, che va alle elementari, ha bisogno di essere seguita, ha difficoltà di apprendimento e la maestra mi ha detto che riesce a seguire la dad, ma va aiutata".  Mara, che durante la prima ondata di Covid, un anno fa, aveva continuato a lavorare, affidando i 4 figli alla madre anziana, questa volta si è "rassegnata" a restare a casa. "Sono anche rappresentante di classe, sapevamo che le scuole avrebbero chiuso presto, ma non trovo giusto - sottolinea - chiudere dall'oggi al domani e so che anche le maestre ci sono rimaste male, pensavamo tutti di poterci organizzare per lunedì". E invece l'annuncio della zona arancione rafforzato è arrivato improvviso e oggi "è stato un giorno perso, perché a parte la maggiore, che essendo alle superiori era già in dad al 50%, gli altri faranno lezione da lunedì, la dirigente non ha avuto il tempo materiale di stendere gli orari". In tutto questo, "sono anche grossi sacrifici economici: ho dovuto mettere internet a casa per loro e gli ho dovuto comprare un pc perché il cellulare non bastava, ora vedremo come andrà da lunedì, quando inizieremo la settimana 'pesante': Sofia, la maggiore, farà 6-7 ore, Samuel di 12 anni ha due rientri di pomeriggio, Maila che è alle elementari dovrebbe fare 9.30-12-30 e per il piccolo Lorenzo, che fa la materna, ancora non si sa nulla".

I ragazzi "sono stufi, a Maila piace la scuola, stare con i compagni, mentre la grande, 

che già aveva finito le medie a casa, ora che iniziava a conoscere i nuovi compagni si ritrova ancora davanti a un pc. Sono stressati e lo capisco, io gli ho già detto di mettersi l'anima in pace che a scuola tra 10 giorni non si torna di sicuro, speriamo solo - conclude - di non andare oltre la Pasqua".

Ci scrive poi ancora una insegnante di religione: "Sono una docente che opera nelle cinque classi della scuola primaria come insegnante di religione cattolica. In questo momento così triste, che limita così duramente le relazioni, la DAD è stata di sicuro una possibilità per continuare ad avere un minimo rapporto, un dialogo essenziale, per mettere in atto quelle dinamiche di insegnamento-apprendimento basate almeno su concetti minimi, essenziali e il tutto condensato in 45 minuti e con una fascia di età che varia dai 5 ai 10 anni, quella che invece richiede maggior tempo per motivare all'apprendimento e mantenere costante ed alta l'attenzione. Per me la DAD resta un'esperienza fredda che non consente di variegare le attività, di instaurare un buon dialogo, perché da uno schermo non sempre è facile capire o intuire gli stati d'animo, l'interesse reale dei bambini che sono aspetti essenziali, se veramente attraverso il fare scuola si mira ad una crescita armonica della persona qualche. Tutto questo poi condito da mille problemi di carattere tecnico: una volta la connessione non va, un'altra volta si blocca la piattaforma, un'altra ancora è il bambino che si diverte a fare dispetti... insomma, non è facile per niente e sinceramente a tratti stressante lavorare in questo modo. L'altro aspetto da tenere presente è il coinvolgimento delle famiglie, laddove soprattutto con i  più piccoli che non sono del tutto autonomi diventerebbe impossibile fare scuola e quindi da una dinamica già complessa quale quella del rapporto docente-gruppo classe o docente alunno, si passa direttamente ad una dinamica ancora più articolata, quale quella docente-gruppo classe/alunno e famiglia. Io mi auguro che con il cuore si possa tornare veramente alla normalità. Per noi docenti ma soprattutto per i bambini". 

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