Focus DAD - 5

12.03.2021
Una storia raccontata sul Web... 
"Stai zitto e seduto, scrivi dritto nella linea o ti spacco la testa". Eccoci qui, alle prese con la didattica a distanza. Classe prima elementare. I bimbi si collegano al Meet, si salutano, il maestro deve ancora arrivare, i microfoni sono aperti, le telecamere accese su scrivanie, camere, cucine, divani. E in sottofondo, ben distinto, si sente provenire da una qualche stanza remota il vocione di un padre piuttosto inquietante. Seguono attimi di silenzio, mia figlia che non si spaventa davanti a nulla chiede: "ma chi ha detto quelle cose?!". Risponde timido un compagno: "no no, era mio padre, tutto ok".
Tutto ok mica tanto. Genitori, bambini, insegnanti. Tutti a cercare di farcela, spesso soli o con la sensazione d'esserlo, tutti a barcamenarsi tra mille difficoltà.
"Che c'è Giorgia, perché piangi?", chiede la maestra, che intravede poco i volti dei bambini col collegamento che spesso salta. "Non ce la faccio, non capisco". "Non c'è lì la tua mamma?". "No, la mia mamma è al lavoro". "E qualche fratello maggiore?". "No, sono da sola". Una bambina di sei anni, da sola ad affrontare una lezione online. Ha tutto il mio rispetto. E quello della maestra, che cerca di calmarla dicendole che non importa, recupererà quel che non riesce a fare, tutto verrà spedito via mail/registro elettronico/classroom e chi più ne ha più ne metta.
"Alice non ho capito, cosa hai detto?!", "No maestra, non ero io a parlare, è mio fratello che fa lezione di italiano in seconda".
"Tommaso, chiudi la porta. Alice, tutto bene? La mamma deve scrivere alcuni progetti, mandare mail, ricevere telefonate...ma se avete bisogno ci sono neee!". "Maaaaamma!!!". "No ragazzi no, così non ce la faccio".
E' snervante. E' difficile, a tratti impossibile. Anche ora, mentre scrivo questo articolo, in sottofondo ho mia figlia che chiede aiuto e mio figlio che non capisce come mai sia scomparsa la chat. Inizi un lavoro e devi interromperlo dopo due minuti. Perché no, una bambina di nemmeno sei anni e un bambino di sette non sono poi così autonomi. Puoi provare a fregartene e abbandonarli lì davanti al pc, in qualche modo se la cavano sempre, ma ti dispiace. Ti senti addosso la responsabilità di doverlo fare. Saltelli da uno all'altra, qui serve un pastello, qui siamo rimasti indietro con le operazioni. Poi all'improvviso ti fermi e li guardi.
Vedi due bambini davanti ai computer. A gestire microfoni, presentazioni, mail. Ci provano, fanno del loro meglio, ascoltano, rispondono. La lezione pesa, così. A tutti. "Maestra, posso andare in bagno?", "maestra, io devo temperare il rosso", "io ho finito la pagina, cosa faccio?!". Mi vien da sorridere, mi metto nei panni degli insegnanti, penso a quanta pazienza ci voglia.
"Maestra ci manchi", ci tengono a dire i bambini. "Anche voi mi mancate, guardate qui...sto facendo lezione guardandovi dentro a un computer mentre me ne sto seduta in cattedra e davanti a me ho banchi vuoti, in una classe vuota. Mi mancate, bambini".