Galleria di incontri, di amori, di esperienze...

06.02.2021

"Straordinaria avventura la vita, galleria di incontri, di amori, di esperienze. Una sola certezza: puoi scegliere di volare alto o di annaspare, soffrire o gioire, vincere o perdere, ma vale la pena di esserci". 

Oggi più che mai la nostra società, ed in essa in particolare i più giovani, danno un'idea di sé che è riflesso di una crisi universale a livello sociale e antropologico: la crisi della capacità di scelta. Una crisi che provoca non solo l'indecisione del momento, ma che sta creando una sorta di uomo nuovo, che in realtà... è vecchio più che mai, come una deformazione della specie homo indecisus o l'uomo Amleto, autentica negazione dell'essere uomo e dell'essere giovane. 

Viviamo infatti in una cultura dell'indecisione, e i giovani d'oggi, figli di genitori, educatori, professori, politici (oggi vero più che mai)... indecisi, sono esattamente una generazione di indecisi. Basta entrare per qualche ora in una scuola e fermarsi a parlare con loro, fermarsi ad ascoltare attentamente i loro discorsi, osservare il loro atteggiamento, per avere chiara l'idea di quanto si va dicendo. 

Un atteggiamento che assume forme variegate e interessanti, soprattutto in questo momento storico così fortemente condizionato da norme e provvedimenti che se da un lato cercano di indirizzare le nostre scelte, dall'altro rendono fino in fondo l'idea di un contesto di grande indecisione... a partire da chi non sceglie mai, o vorrebbe non scegliere mai, se potesse, e quando proprio deve fare una scelta, da quella dell'indirizzo scolastico a quella delle vacanze, la rimanda all'ultimo momento, o traccheggia all'infinito, assalito da dubbi e conflitti. 

In realtà è impossibile non scegliere nella vita e chi decide di non scegliere si ritrova a dover subire, magari senza accorgersene, scelte fatte da altri al suo posto, come avesse dato la vita e il cervello in appalto a qualcun altro, mentre lui finisce col fare il pappagallo, credendo magari di essere originale perché ha l'ombelico in fuori e le brache basse. 

Un giovane normalmente si offende se gli si dice che è indeciso o che non ha il coraggio di scegliere, perché tale capacità è diretta espressione della libertà, e tutti ci tengono a esser liberi o si sentono tali. Tutti hanno voglia di quella libertà che troppo sovente è fraintesa, e in nome della quale troppo spesso si cancella la dignità della persona stessa. Una libertà che è quasi sempre un enorme calderone di diritti: "è mio diritto vivere", "è mio diritto morire", "è mio diritto dare la vita o toglierla"... senza mai l'ombra di un dovere. 

Forse bisognerebbe un po' tutti fermarci a riflettere di fronte alla scelta fondamentale, quella della vita e capire che è importante cominciare a educare alla vita, educare a saperle dare un senso. Dar senso alla vita significa, imprescindibilmente, scoprire un valore, qualcosa cioè che vale in sé e carica tutto il resto, come una luce che consente di motivare ogni gesto e penetrare in ogni angolo oscuro.

Una vita, però, oggi troppo spesso soffocata da una dilagante cultura della morte.

Dare, ad esempio, uno sguardo ai cartoni animati davanti ai quali i nostri piccoli passano ore, guardare le T-shirt che indossano o i giochi della play station, rende bene l'dea.

Nondimeno ha colpito l'intervista fatta ad una bambina di una decina d'anni, qualche settimana fa, da una giornalista che le chiedeva cosa avesse ricevuto in dono dalla "befana":  "una coppia di orecchini a forma di teschio e un ciondolo a forma di teschio", è stata la risposta della bimba. 

Una volta si raccontavano favole, per lo più a lieto fine... oggi si regalano teschi. Viene da pensare a questo punto che i veri indecisi siamo noi adulti. È la nostra indecisione, spesso nutrita di superficialità, ad affidare i più giovani a quell'ospite inquietante dal nome antico ma dalla vitalità strepitosa che è il nichilismo, oggi annunciato da un teschio, domani tradotto nell'uso e abuso di alcolici, nello sballo del week end, nella ricerca della velocità folle, nell'apatia a scuola o all'università, nelle condotte anoressiche o bulimiche, nell'accesso irresponsabile alla sessualità, nella dipendenza da internet, nel nuovo strano amore per la morte e soprattutto nella difficoltà a dare parola a quel senso di notte e a quella notte del senso, che segna tanti loro giorni.

E allora forse è bene che impariamo a... innamorarci della vita!