Generi, modi, armonie, il sistema perfetto e il tetracordo

21.02.2021

Il tetracordo (gr. τετραχόεδον) fu l'elemento fondamentale sul quale si sviluppò tutto il sistema musicale dell'antica Ellade. Esso consisteva in una breve scala di quattro suoni successivi i quali, disposti nell'ordine discendente secondo l'antica usanza greca e svolti nel puro genere diatonico, formavano una serie di due toni e un semitono, racchiusa in un intervallo di 4a giusta.

La prima nota del tetracordo, hypate (nota più grave) e l'ultima, mese (corda media), erano fisse, mentre le due intermedie parhypàte e lichanòs (corda toccata dall'indice) erano mobili.

I nomi dei suoni corrispondevano alla posizione delle corde della cetra che aveva una estensione di ottava.

Aristosseno da Taranto (IV sec. a.c.) allievo di Aristotele nel suo trattato "Elementi di Armonia" ne definisce tre generi - enarmonico, diatonico e cromatico - in relazione alle diverse distanze occupate dalle corde mobili all'interno del tetracordo.

La successione di due tetracordi discendenti formava un'armonia o modo; essi erano congiunti se l'ultimo suono del primo tetracordo coincideva con il primo suono del secondo tetracordo, oppure disgiunti quando tra i due tetracordi vi era la distanza di tono.

I modi erano di 8 tipi:

Modo eolio (tono, tono, semitono) formato da tetracordi congiunti; 

Modo ionio o ipofrigio (tono, semitono, tono) formato da tetracordi congiunti

Modo ipolidio (semitono, tono, tono) formato da tetracordi congiunti

Modo dorio (tono, tono, semitono) formato da tetracordi disgiunti

Modo frigio (tono, semitono, tono) formato da tetracordi disgiunti

Modo lidio (semitono, tono, tono) formato da tetracordi disgiunti

Modo missolidio (semitono, tono, tono) formato da tetracordi congiunti

Modo ipodorio (tono, tono, semitono) formato da tetracordi congiunti

Ogni modo poteva essere di genere diatonico quando le corde mobili erano disposte in successione di 2 intervalli di tono e un semitono; genere cromatico in successione di un tono e mezzo (intervallo di terza minore) e 2 semitoni; genere enarmonico, in successione di un intervallo di 2 toni (intervallo di terza maggiore) e 2 "microintervalli" di quarti di tono. Il genere diatonico era denominato dorico, se il semitono era al grave (in successione, dunque, di tono - tono - semitono secondo una scala discendente); frigio, se il semitono era al medio; lidio, se all'acuto.

Si osservi che nel nostro attuale sistema musicale le distanze fra due suoni congiunti possono essere di tono, ad esempio DO-RE, o semitono DO-DO #. La scala di do maggiore è formata da 2 toni, 1 semitono, 3 toni ed 1 semitono mentre la scala cromatica è costituita da 12 semitoni corrispondenti ad uguali distanze tra i suoni.

Per i greci, invece vi erano distanze più piccole del semitono, ovvero i quarti di tono, utilizzati nel genere enarmonico. Si è detto che, nel tetracordo ellenico, mentre i suoni estremi erano fissi e immutabili, i suoni mediani erano mobili e potevano dare luogo a diverse combinazioni d'intervalli alterati cromaticamente o enarmonicamente. Ciò porta alle seguenti brevi considerazioni sull'uso dei tetracordi cromatici e enarmonici nel sistema greco: il cromatismo e l'enarmonia avevano, nella musica greca, svolgimenti assai più semplici di quelli che vengono adoperati, allo stesso scopo, nella musica moderna. L'applicazione pratica di quella teoria presenta tali raffinatezze di esecuzione da non poter trovare luogo in uno studio limitato quale è il presente, assumendo quel simbolismo di "perfezione" che rappresenta il "quid dell'arte delle Muse".