Giochiamo a fare i grandi?

16.01.2021

La nostra proposta: dialogo, sinergia, integrazione.

Tra i miei ricordi di bambino c'è una frase che poi indicava un gioco: "Giochiamo a fare i grandi?". E ricordo che era il modo in cui da piccoli che eravamo ci immedesimavamo nell'interpretazione di ruoli "da grandi". Oggi, a ben guardare il nostro paese, viene da fare la stessa proposta, ironicamente, se non fosse così disarmante il momento che stiamo vivendo. Il nostro paese è da quasi un anno ormai alle prese con la crisi nata dal diffondersi del Coronavirus. Una emergenza che ha significato circa 80.000 morti solo nel nostro paese, la chiusura di centinaia, migliaia di attività commerciali... un drastico rallentamento della nostra vita sociale, per alcuni settori addirittura uno stop; la chiusura della scuola, il divieto di fare sport a livello dilettantistico, la chiusura di palestre, bar, ristoranti.  

E' una crisi che senza farsi troppi scrupoli ha avvolto e travolto tutto il tessuto sociale: è crisi sociale, è crisi economica, è crisi valoriale, è crisi educativa... e molto altro... e come se non bastasse i nostri rappresentanti in parlamento ci hanno regalato in questi giorni anche una crisi politica.

In questi mesi abbiamo assistito a tutto e il contrario di tutto. E' vero che mettere tutti d'accordo è cosa molto difficile, è vero che farlo in Italia è cosa pressoché impossibile perché è noto che in Italia siamo tutti allenatori, tutti premier, tutti virologi...insomma tutti sappiamo tutto meglio degli altri, altrettanto vero è, però, che laddove si stava toccando il fondo si è iniziato a scavare.

Italia Viva ha deciso di aprire una crisi, che in realtà era latente da molto tempo (ciascuno nel merito la penserà a suo modo). Una crisi che vede coinvolte a vario titolo e in diverso modo tutte la parti politiche. Se pensiamo che in due anni abbiamo cambiato due governi (e forse ci avviamo al terzo), da quello giallo verde siamo andati a quello giallo rosso. Con il giallo che prima si è adeguato ad un partito di destra, poi senza scomporsi ad uno di sinistra, ora non si capisce bene cosa accadrà perché sono giorni in cui, approfittando delle richieste pervenute da più parti di prorogare la chiusura della caccia, si sono messi a caccia anch'essi di voti per mettere la stampella ad un Governo in grande, grandissima difficoltà. Si parla di responsabili, di costruttori... a noi personalmente non convince nemmeno un po' questo modo strampalato di immaginare un Governo coeso e unito... 

Non faremo tuttavia qui valutazioni politiche, c'è chi lo farà molto meglio e in modo assolutamente più competente. Ma quello che salta subito all'occhio è l'incapacità, perché di questo si tratta, di rendersi conto di quanto assurdo sia continuare una recita che in realtà non tiene davvero in conto le esigenze di chi veramente è in difficoltà. Lavoratori fermi da mesi che percepiscono a stento la cassa integrazione, che significa famiglie in difficoltà; attività commerciali che a marzo si sono viste imporre delle regole a cui hanno dovuto adeguarsi per poter lavorare e che invece oggi non possono farlo; ristori promessi che non arrivano; bonus a pioggia a volte improponibili - penso al bonus vacanze, al bonus per i monopattini - che avrebbero potuto forse essere impiegati in modo più attento. 

Poi la scuola. Un disastro annunciato. Che pagheremo in termini di professionalità per decenni. La didattica a distanza può essere certamente una grande risorsa, ma perché lo sia c'è bisogno di investimenti straordinari per permettere a tutti di essere al passo, per consentire a tutti di avere la possibilità di tecnologie adeguate. In quanti paesi con scarsa copertura avremmo portato internet con il bonus vacanze?  Questo lunedì in molte regioni ritorneranno in classe gli alunni delle superiori. Dove sì, dove no, dove non si sa... E in quali classi? In quelle che erano inadeguate un anno fa e che continuano ad essere inadeguate oggi. Si è annunciata per mesi la necessità di intervenire sulla scuola, ma davvero non si è mai fatto. 

Poi...la cartina a colori... Giallo, arancio, rosso, verde, bianco. Un giorno gialli, l'altro arancio, poi rossi. Negozi oggi aperti, domani chiusi, dopodomani aperti. Bar aperti fino alle 18.00, poi solo asporto. Poi niente più asporto per bloccare la movida, ma tanto c'è il supermercato accanto al bar, che vende la stessa birra a prezzo anche più conveniente...ed è aperto fino alle 20... Poi ristoranti aperti, solo a pranzo, dopo le 18 solo asporto... anzi #IoApro e me ne infischio delle regole e sto aperto pure a cena...

Insomma un bel bailamme! E di fronte? Di fronte c'è in gioco il futuro del paese. Per questo ci chiediamo: E se giocassimo a fare i grandi? Se cioè ci si assumesse la responsabilità di prendere per mano il paese tutti insieme, mettendo da parte, per una volta, gli interessi di parte, lasciando prevalere il Noi a fronte di un io sempre più ingombrante? Se evitassimo di fare come tra bimbi: "Se non si fa come dico io me ne vado", ma iniziassimo ad aprirci all'accoglienza e alla condivisione delle idee e delle proposte degli altri?

La soluzione non può essere "Se prendiamo il Mes ce ne andiamo, se non lo prendiamo ce andiamo noi". Questo si chiama infantilismo, non politica. Ripicche, non bene comune. Cecità ottusa non lungimiranza. E di questo il paese non ha bisogno. Come non ha bisogno di persone impreparate in posti delicati...e forse questo è uno dei mali peggiori e più diffusi nel nostro paese. Troppi uomini illustri stanno a casa e troppi amici degli amici occupano posti per i quali non sono adeguati.

Il paese ha bisogno di uomini e donne che sappiano integrare gli interessi di parte con il bene comune; che sappiano trovare soluzioni, non imporre condizioni; che sappiano mettere la propria preparazione a servizio della comunità; che siano chiamati a svolgere mansioni per le quali hanno la giusta preparazione e la necessaria esperienza.  

L'invito che anche noi di pensierisciolti.com rivolgiamo, nella nostra piccolezza, alla politica è quello di saper lasciarsi fermentare dal lievito del bene comune, di allungare lo sguardo sulle tante, troppe situazioni di miseria e di disperazione ... e fare in fretta. Tendere la mano ad un paese ancora in ginocchio, ma che presto potrebbe prostrarsi del tutto. 

La via è certamente chiara e alla portata ed è il dialogo, la sinergia, l'integrazione.

Il dialogo per far sì che ciascuna della parti in campo conosca bene e senza segreti le idee dell'altro; la sinergia perché raddoppia le forze e dimezza gli sforzi; l'integrazione perché completa, rende più ampia  e più efficace qualunque azione... integrare le idee dell'altro, rende migliore la mia.