La folle "omelia" di don Paolo Pasolini

23.03.2021

Nel 2018 Papa Francesco aveva dato una indicazione chiara: "Deve durare al massimo dieci minuti. Non show ma servizio alla Parola".

"Deve durare al massimo dieci minuti. Non show ma servizio alla Parola"

Era stata questa l'indicazione che Papa Francesco al termine di una sua catechesi del mercoledì nel 2018. Perentorio in questo senso era stato il "Direttorio" pubblicato nel 2015 dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, là dove spiega cosa «non dev'essere» l'omelia: non un sermone astratto, non un puro esercizio di esegesi biblica, non un insegnamento catechistico, non una testimonianza personale del predicatore.

E invece no! Si continua a "recitare a soggetto"... fino addirittura a fare dell'omelia il luogo delle banalità, tale è stata quella di don Paolo Pasolini, che in breve ha occupato tutta la stampa nazionale: «Gli ingredienti del vaccino sono tirati fuori da parti organiche di feti vivi abortiti. Il che vuol dire che esistono delle aziende, statali o private, che pagano delle donne povere per farle ingravidare e poi abortire al quarto-quinto mese così da usare gli organi dei feti». Parola di don Pasolini, parroco di Cesena, che durante l'omelia nella parrocchia di San Rocco ha ripreso davanti ai fedeli la teoria del complotto tanto cara alla narrazione No Vax e anti-abortista. Lo ha fatto descrivendo un «mondo mostruoso» dove le aziende userebbero organi di «feti vivi» per produrre i vaccini contro il Covid-19.

Non soddisfatto ha poi continuato: «Non si tratta di organizzazione mafiose, ma di aziende che tolgono ai feti fegato, cuori e polmoni: organi vivi poi ceduti a chi sperimenta i vaccini, come AstraZeneca», dice il sacerdote nel video dell'omelia pubblicato sul gruppo Facebook della parrocchia, dove si è scatenata la polemica. «Non lo tengono neanche nascosto, tanto si parla di farmaci e se fanno bene pazienza».

Non ci addentriamo in commenti, che pure sarebbero necessari... forse addirittura doverosi.

Ci limitiamo a ricordare al buon don Pasolini che Il segreto, meglio, l'essenziale è altro. Lo attingiamo dal Direttorio: «Occorre che l'omileta ponga la parola di Dio al centro della propria vita spirituale, conosca bene il suo popolo, rifletta sugli avvenimenti del suo tempo, cerchi incessantemente di sviluppare quelle capacità che lo aiutino a predicare in maniera appropriata e soprattutto che, cosciente della propria povertà spirituale, invochi nella fede lo Spirito Santo quale principale artefice nel rendere docile ai divini misteri il cuore dei fedeli».

Un uomo di preghiera, un pastore attento al suo popolo, un servitore della Parola. Il bravo omileta è innanzitutto questo. Un innamorato di Cristo cui spetta «la bellissima e difficile missione di unire i cuori: quello del Signore e quelli del suo popolo ». ( Evangelii gaudium). Perché, come diceva don Primo Mazzolari, «ci vuole calore, ci vuole anima nel predicare. Il popolo ha bisogno di sapere che il sacerdote vive la verità che predica».

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