La musica sacra Medievale

14.03.2021

Nel Medioevo l'abbazia non è solo la casa di Dio ma è anche il luogo di incontro dei fedeli. In essa l'intero popolo vive i momenti più significativi della propria esistenza, qui si reca per trovare il senso della vita del singolo e della comunità, per ascoltare i sermoni del predicatore che descrive premi e castighi che ognuno riceverà nell'aldilà.

In questo periodo la vita ultraterrena è considerata più importante della vita terrena: quest'ultima infatti è ritenuta priva d'importanza rispetto a ciò che aspetta il buon cristiano quando, dopo la morte, passerà a "miglior vita". Vige una "visione allegorico-figurale" che concepisce la vita terrena come "anticipazione" di quella ultraterrena.

Ed è proprio questo disinteresse per la vita terrena ciò che si esprime nell'architettura sacra di quel periodo e più in generale nell'arte, musica compresa.

Le abbazie, le chiese, i monasteri eretti durante il Medioevo, dal VI al XII secolo, sono costruzioni piuttosto severe, prive di decorazioni e capaci di generare ancora oggi in chi le osserva impressioni di sobrietà e solidità.

L'edificio sacro ha il compito primario di ricordare la presenza di Dio nella storia degli uomini e di attirare l'attenzione verso il messaggio divino. È dunque semplice e austero per favorire la concentrazione del fedele nella preghiera

Abbazie e monasteri sono dotati anche di biblioteche, dove i monaci amanuensi copiano le opere delle civiltà antiche, redigono nuovi libri, studiano e trascrivono in preziosi manoscritti le melodie dei canti sacri.

Oltre che un luogo di preghiera, l'abbazia è dunque anche un importante centro di sviluppo culturale.

Nel Medioevo la musica è un elemento molto importante nella preghiera e nella meditazione: essa accompagna ogni momento della liturgia, cioè l'insieme delle cerimonie e dei riti collettivi che scandiscono la vita religiosa. In breve tempo si sviluppa un importante repertorio di melodie destinate a questo scopo e la musica sacra acquista un ruolo di primo piano rispetto a quella profana.

Durante il Medioevo all'interno di chiese e abbazie risuona il canto gregoriano, vale a dire la musica con la quale si esprime la religiosità dei fedeli nei primi secoli della cristianità.

Fin dalle origini della chiesa il canto ebbe una grande importanza nella vita religiosa delle comunità. La parola cantata ha una grande importanza nella vita liturgica dell'epoca perché accompagna le preghiere (inni e salmi) recitate nei vari momenti della giornata, la celebrazione della messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei) e gli altri riti liturgici.

Alla fine del VI secolo Papa Gregorio Magno si occupò della selezione e conservazione dei canti più significativi, raccogliendo i testi (non le melodie perché la scrittura musicale non era ancora nata), in un libro l'Antifonarium cento. Egli infatti fece compilare l'elenco dei canti a cui tutte le chiese cristiane dovevano attenersi dall'Italia alla Francia, dalla Spagna all'Inghilterra. Questi canti vennero chiamati "gregoriani" in suo onore. Sono giunti fino a noi grazie all'opera di monaci amanuensi (che scrivevano a mano): essi li trascrissero, conservando e custodendo gelosamente le copie nelle biblioteche dei conventi, monasteri e abbazie. Il canto gregoriano è eseguito in latino da un coro di voci maschili e senza accompagnamento strumentale; in più si tratta di un canto monodico, in cui, cioè, tutti cantano un'unica linea melodica.

Tale melodia si snoda su note legate quasi sempre vicine le une alle altre; il ritmo segue l'andamento del testo; l'intensità e la velocità del canto sono costanti e il timbro è uniforme. È poi interessante notare come la melodia sembri sempre ritornare su una nota, che può ben dirsi il pilastro fondamentale su cui si regge tutto il canto.

Le caratteristiche di semplicità e severità del canto gregoriano, oltre a esprimere la concezione di una fede altrettanto semplice, austera e priva di incertezze, consentono a questa musica di svolgere altre importanti funzioni, quali:

  • rendere solenne e autorevole il testo sacro, allo scopo di conferire maestosità e dignità alla preghiera;
  • garantire la comprensibilità delle parole cantate, permettendo a tutti i fedeli di proclamare insieme i testi della liturgia;
  • favorire la concentrazione, aiutando i fedeli a raccogliersi nella riflessione e nella meditazione;
  • sviluppare il senso di comunione, consentendo alla comunità dei fedeli, per il fatto stesso di cantare tutti insieme, di sentirsi profondamente unita dalla stessa fede.

Anche la struttura delle chiese romaniche contribuisce alla sensazione di unione: i muri e i pavimenti in pietra e la mancanza quasi totale di arredi generano un riverbero del suono che avvolge i fedeli rafforzando il legame di ciascuno con la comunità.

Col trascorrere dei secoli il canto gregoriano si arricchisce e diventa più complesso. Diversamente dai primi canti, che i fedeli potevano eseguire facilmente, il canto sacro inizia a richiedere esecutori sempre più abili, capaci di memorizzare melodie più lunghe e più difficili.

A questo scopo nascono le Scholae Cantorum, scuole specializzate nella formazione dei cantori, e la scrittura neumatica, un sistema di segni che permette di ricordare con maggior precisione la direzione delle melodie da cantare. La specializzazione richiesta nell'esecuzione musicale diventa dunque sempre maggiore, come maggiore diviene la separazione tra i celebranti e l'assemblea dei fedeli, ai quali non resta che ascoltare ammirati la musica che celebra il Dio della cristianità.

©Produzione riservata

Unisciti al nostro canale Telegram, resta in contatto con noi, clicca qui.