Nella Passione, il volto di Gesù!

25.03.2021

...preparandoci alla Domenica di Passione

Papa Francesco, la scorsa domenica commentando il Vangelo, ebbe a dire: 

"Nella richiesta di quei greci possiamo scorgere la domanda che tanti uomini e donne, di ogni luogo e di ogni tempo, rivolgono alla Chiesa". Gesù risponde alla richiesta dei greci con queste parole: "è venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. [...] Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". Per conoscere e capire Cristo, spiega Francesco, si deve guardare "il chicco di grano che muore nel terreno", si deve guardare la croce.

Proprio nel racconto della passione trova risposta la domanda fondamentale - Chi è Gesù? - che attraversa tutto il Vangelo di Marco. Nella passione si svela il mistero: Gesù è vero uomo e vero Dio. L'affermazione del Centurione - un pagano - che lo vede morire "così", è il simbolo del cammino dall'incredulità alla confessione della fede che ognuno di noi è chiamato a fare, contemplando il Crocifisso.

La narrazione è sobria, incalzante, incisiva: gli eventi parlano da soli, il Protagonista tace. L'irrisione che colpisce ogni aspetto della sua missione non trova risposta. Vero uomo, nel Getsemani cade a terra pregando, in un gesto di supplica e di abbandono. "Nella richiesta di quei greci - afferma il Pontefice - possiamo scorgere la domanda che tanti uomini e donne, di ogni luogo e di ogni tempo, rivolgono alla Chiesa". Gesù risponde alla richiesta dei greci con queste parole: "è venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. [...] Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". Per conoscere e capire Cristo, spiega Francesco, si deve guardare "il chicco di grano che muore nel terreno", si deve guardare la croce. Vero Figlio di Dio, può invocare Dio, l'Altissimo, con l'appellativo Abbà, papà...

Dopo la ripetuta preghiera, avviene, sofferta, la resa alla volontà del Padre. Gesù è ormai pronto a consegnarsi nelle mani degli uomini. Davanti a essi non ha altre parole se non quelle che dichiarano la sua identità, causando la sua condanna come bestemmiatore e sovversivo. Nel clamore delle molte voci che accusano, scherniscono, rinnegano, urlano il Crucifige! più alto e impressionante è il silenzio di Gesù, che nell'ora estrema diviene forte grido, preghiera accorata al Padre, consegna totale. Il Figlio di Dio varca le soglie della morte.


La Liturgia di questa domenica apre le celebrazioni pasquali. Ci ritroviamo tra la folla che accorre festane per l'ingresso di Gesù nella città santa e siamo poi invitati ad ascoltare il doloroso racconto della Passione che dona in Marco la definitiva risposta all'interrogativo che ha sostenuto tutto il Vangelo: Chi è Gesù? 

E ora anche noi dobbiamo pronunciarci sul suo conto con verità e franchezza per non essere - come la folla - pronti a passare dall'osanna al crucifige! Dobbiamo chiederci se davvero anche noi siamo disposti ad imboccare con il Maestro e Signore nostro la via dell'Amore. E' un cammino che si manifesta in tutta la sua apparente debolezza e inutilità in un abbandono incondizionato alla volontà del Padre. Se i discepoli di allora, che avevano toccato il Verbo della vita, che avevano immerso il loro sguardo nei suoi occhi, non hanno compreso, anzi hanno abbandonato e tradito Gesù, come possiamo presumere di restare fedeli noi, lusingati come siamo dalle mille sirene che si offrono una felicità a buon mercato?

Oseremo tenere lo sguardo fisso su di lui almeno in questi giorni santi per non dare una mano a chi tenta di soffocare l'amore? Eppure solo ai piedi della croce potrà rinascere per noi una fede più matura in Gesù vero uomo e vero Dio, un Dio così innamorato della sua creatura che accetta di morire per amore. La nostra vita ha bisogno di questa fede per ritrovare la novità dei gesti che solo l'umile amore sa inventare, e per trasfigurare il banale quotidiano in una meravigliosa epifania del regno di Dio che è in mezzo a noi.


Cercherò di ascoltare, di fronte all'altare della reposizione, lo scroscio delle gocce d'acqua nel catino della lavanda dei piedi e l'eco dei passi nel Getsemani. Vorrei che mi accompagnassero, nella tarda serata del venerdì santo, le grida della folla accecata, il pianto delle donne, i colpi sordi della crocifissione. Soprattutto, però, cercherò di non perdere neppure un frammento del silenzio abissale del sabato santo, passaggio obbligato perché l'Alleluja della notte di Pasqua possa esplodere. Sarà musica, allora, il crepitare del fuoco nel braciere, il fluire dell'acqua nel fonte. Saranno un canto di gioia anche gli auguri pasquali che ci scambieremo innumerevoli ma ciascuno diverso. Ciascuno unico, perché figlio del silenzio.

Buona Settimana santa.

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