Non è bello ciò che è bullo!

10.03.2021

Le lezioni scolastiche, le relazioni tra coetanei, il lavoro, i sentimenti, con la pandemia tutto passa per la rete. Data l'impossibilità di condividere uno spazio reale, assistiamo ad una temporanea scomparsa del bullismo e ad un sensibile aumento, invece, del cyberbullismo. Questo fenomeno può essere collocato nella macro-catergoria della violenza tra pari, un importante problema sociale che interessa, purtroppo, un numero sempre maggiore di bambini e adolescenti.

Si distingue dal bullismo tradizionale per la modalità con cui viene agita la violenza, attraverso le nuove tecnologie e forme di comunicazione.
L'isolamento sociale sta generando un'immensa solitudine tra gli adolescenti; il 93% afferma di sentirsi solo e demotivato. La monotonia e l'assenza di contatti sociali inducono ad un uso sempre maggiore dei social dove, il rischio di diventare vittime di cyberbullismo è molto alto.

Ad essere maggiormente colpite sono le ragazze: il 12,4% dichiara di esserne stata vittima, contro il 10,4% dei ragazzi. Il divario aumenta sensibilmente con i commenti a sfondo sessuale, subìti dal 32% delle ragazze, contro il 6,7% dei ragazzi.

Il cyber bullismo, per diverse ragioni, può essere più aggressivo, può fare più male del bullismo.

È possibile servirsi del potere dell'anonimato che, nel bullo favorisce il disimpegno morale, nella vittima porta ad accentuare i sentimenti di sfiducia che, a loro volta, generano una forte tendenza all'isolamento.

Venendo meno i confini spazio-temporali, vi è la consapevolezza, da parte della vittima, di poter essere raggiunta dalla violenza in ogni luogo e in ogni momento della giornata.

I sentimenti di ansia sociale, di persecuzione si amplificano e non vengono più contestualizzati al luogo fisico, alla situazione, in cui si potrebbe incontrare il bullo ma si estendono, appunto, ad ogni luogo e ad ogni momento.

L'assenza di uno spazio reale condiviso, l'impossibilità di vedere le conseguenze della violenza agita contro la vittima, favorisce e accresce, nel bullo, il processo di decolpevolizzazione.

Il cyberbullismo crea nella vittima, un grande disagio a diversi livelli, le ripercussioni psicologiche sono molteplici. È importante, dunque, un intervento precoce, ma quali sono i segnali che un genitore deve cogliere e decodificare?

Si possono osservare alterazioni dell'umore, un uso prolungato o l'abuso di dispositivi elettronici con difficoltà al distacco, disturbi da stress (mal di testa, mal di pancia, alterazioni del sonno, scarsa concentrazione scolastica), bassa autostima, aumento dei livelli di ansia che possono portare a veri e propri attacchi di panico.
A caratterizzare le vittime di bullismo sono i comportamenti di evitamento per cui, spesso, si tende a non voler più frequentare la scuola, fino all'abbandono.

Gli effetti dannosi di tale fenomeno hanno implicazioni sociali molto ampie, con effetti negativi che possono protrarsi fino all'età adulta, non solo per la vittima, anche per il bullo.

Uno usa il ruolo del cattivo, all'altro viene attribuito quello di debole ma, il bullo e la vittima sono due facce della stessa medaglia, entrambi espressioni, uguali ma opposte, di un profondo disagio affettivo e relazionale. E allora, chi è il bullo?

È un adolescente che presenta un forte bisogno di dominare, prevaricare e mettersi in mostra. Non di rado il bullo, è una vittima in altri contesti, magari quello familiare. È, molto spesso, una persona carente di identità e sicurezza che non accetta queste caratteristiche di sé e cerca qualcuno più insicuro in modo da proiettare la propria insicurezza nella vittima, come se questo, avesse una funzione compensatrice.

È importante che la famiglia (non quella del bullo, non quella della vittima, tutte!) la scuola, le istituzioni, siano presenti, insieme. È importante che condividano la stessa grande sfida: educare al rispetto e all'accoglienza dell'altro, solo così è possibile evitare l'insorgenza di condotte violente che spesso hanno risvolti tragici.

C'è assoluta necessità di esempi positivi da rivolgere ai più giovani, di attenzione e dialogo, ascolto. È importante che nessuno si senta meno importante.

È importante che gli adolescenti comprendano, in un periodo della vita, tanto bello quanto difficile , in cui si fa di tutto per apparire invincibili, che se vittima non significa sempre debole, bullo non significa mai forte. 

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