Origini e bellezza di un'arte divina

08.02.2021

Ho il piacere di intraprendere con voi, cari amici lettori di "Pensieri Sciolti", questo percorso di analisi e di approfondimento sull'ampia tematica della musica, che, mi auguro, ci condurrà ad una visione più profonda e completa di tale importante "disciplina dell'anima", in grado di elevare lo spirito e di addolcire i sensi, in un linguaggio tanto simbolicamente astratto, quanto concretamente scientifico e razionale. La tematica scelta, apparentemente distante dalla mia professione ingegneristica esercitata nel quotidiano, come ben presto si comprenderà, ne è, altresì, parte integrante e connaturata.

Oggi, a mio avviso, si è soliti assistere, in modo sempre più incisivo e crescente, ad un utilizzo improprio e riduttivo di una tale ricchezza spirituale, spesso completamente annullata da un assurdo meccanismo di mercato che azzera ogni più nobile aspetto di un'arte "divina": armoniche grette e sconnesse, ritmiche e metriche illogiche, sterili note versate d'impulso in un pentagramma contorto e distorto, testi banali, stridenti armonie in un branco selvaggio di suoni che sembra partire dal ventre e non dal profondo dell'animo nobile, nel puro ed unico intento di suscitare "rumore e profitto", piuttosto che "stupore e pathos".

In tale contesto, appare opportuno, a mio avviso, procedere a ritroso, sin dalle origini dell'espressione etimologica del termine "musica", onde poter riscoprire il senso più autentico e nobile di ciò che in passato poteva definirsi "catarsi dell'anima".

La musica (dal sostantivo greco μουσική, mousiké; "arte delle Muse") era, in origine, il prodotto dell'arte di ideare e produrre, mediante l'uso di strumenti appositi o della voce, una successione organizzata di suoni che risultassero piacevoli all'orecchio.

Più tecnicamente la musica era intesa come organizzazione dei suoni, dei rumori e dei silenzi nel corso del tempo e nello spazio. Etimologicamente il termine musica deriva proprio dall'aggettivo greco μουσικός/musikòs, relativo alle Muse, figure della mitologia greca e romana, con implicita connessione alla "tecnica", anch'esso termine derivante dal greco τέχνη/tèchne, arte.

In origine il termine non indicava una particolare arte, bensì tutte le arti delle Muse, e si riferiva a qualcosa di "perfetto". Quindi la musica, nell'antica Grecia, era concepita come la sintesi perfetta dell'espressione divina, attraverso la produzione di suoni e di voci in una sinergica armonia.

Già da questa breve sintesi etimologica e storica del termine "musica", si può intuire la profondità e la perfezione di una siffatta arte divina.

È possibile distinguere, in linea di massima, tre grandi periodi all'interno della storia della musica greca:

Periodo arcaico: dalle origini al VI secolo a.C. - Periodo classico: dal VI sec. al IV secolo a.C. Fu il periodo delle grandi città di Atene, Sparta e della grande fioritura dell'arte e del pensiero filosofico greco - Periodo ellenistico-romano: dal IV sec. fino al 146 a.C. (conquista della Grecia da parte dei Romani).

La forte presenza della componente sonora nella Grecia arcaica viene testimoniata dal fatto che quasi tutti i miti greci posseggono una dimensione sonora: per esempio, i miti relativi alla nascita degli strumenti, come quello della ninfa Siringa, la quale, per sfuggire a Pan, che si era innamorato di lei, venne trasformata in canna dalle divinità dell'acqua. Pan, per conservare questo legame con la ninfa, tagliò queste canne creandone l'omonimo strumento musicale. Nel periodo classico, la prima grande novità fu la nascita della tragedia. Della tragedia abbiamo notizie dall'opera di Aristotele, nella quale si afferma che la tragedia nasce, nel Peloponneso, dal ditirambo, in una schematizzazione razionale definita appunto "nòmos", ovvero regola. Dal punto di vista musicale, nel periodo classico, il nòmos viene sostituito gradualmente dal modo. La differenza tra nòmos e modo sta nel fatto che il nòmos è una melodia prestabilita in una tonalità, mentre il modo consente di inventare nuove melodie pur intonando la stessa tonalità. Pitagora fu il primo ad intuire come la matematica fosse parte fondamentale della musica, per la relazione tra rapporti frazionari e suono.

Platone, in aggiunta, affermò che, come la ginnastica serviva ad irrobustire il corpo, la musica doveva arricchire l'animo. Attribuiva, quindi, alla musica una funzione educativa, catartica, come la matematica: secondo lui bisognava saper scegliere fra tanto e poco, fra più o meno, fra bene o male, per arrivare all'obiettivo finale. La musica platonica era intesa, pertanto, come il "to kalòn", ovvero la ricerca del bello, dell'espressione di una bellezza divina.

La musica inizia ad assumere la sua vera immagine di "espressione dell'anima di ispirazione divina".