Siamo venuti per adorare...

05.01.2021

La gloria del Signore brilla sopra di te...

Tutti i popoli sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla sua eredità. Il "mistero" nella sua radice greca indica qualcosa di "silenzioso" e segreto che è racchiuso nell'orizzonte invalicabile di Dio, che per puro amore decide di rivelarsi, di manifestarsi a noi. Questa teofania dice tutta la premura di un Dio che non smette mai di muovere verso l'uomo. Paolo (nella seconda lettura) dichiara che questo silenzio è stato squarciato e ciò che la mente divina aveva pensato è stato rivelato. Anzi, è proprio questo ciò che egli proclama al mondo: i pagani sono anch'essi chiamati a partecipare alla stessa salvezza offerta al popolo eletto eletto dell'Antico Testamento. Cristo infatti, "nostra pace, ha fatto dei due un solo popolo nuovo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo". E' in questo contesto che il Vangelo ci fa contemplare il celeberrimo brano della venuta dei Magi.

Subito, in apertura di scena vengono introdotti questi tre uomini saggi, che la tradizione ci consegna nelle vesti di tre re, collegati alla sfera, esotica anche per la stessa Bibbia, dell'Oriente. Essi più che un settore culturale ed etnico ben preciso incarnano l'universale attesa messianica, vera e propria dimensione umana dell'esistere. Il cosmo stesso con il suo silenzioso linguaggio è la prima guida nella ricerca. Ecco, infatti, il simbolo della stella che aveva nell'Antico Testamento e nel giudaismo il valore di segno dei re messianico. L'Apocalisse chiarisce meglio il concetto definendo il Cristo "stella del mattino". La luce è, infatti, lo sfondo di ogni apparizione messianica, coma canta Isaia nel suo splendido canto dell'Emmanuele: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa un luce rifulse" (Is 9,1). La luce cancella le tenebre, simbolo del nulla e della morte, e dà inizio ad una nuova creazione. Accanto alla guida cosmica della stella c'è però un'altra guida, quella della Bibbia, testimoniata dal celebre brano di Michea su Betlemme. E' con queste due guide che i Magi approdano alla meta della loro ricerca, il Cristo, davanti al quale "si prostrano" nell'atto 'liturgico' dell'adorare. Essi sono ormai membri in senso pieno del vero popolo di Dio. Offrono al Bambino i dono della regalità, l'oro; della divinità, l'incenso; e della vittoria sulla morte, la mirra.

Proprio questi doni legano inscindibilmente questo brano evangelico alla prima lettura che ascoltiamo in questa festa. In verità però, il legame tra i due brani è ben più profondo e intenso. Verso Gerusalemme "rivestita di luce", simbolo della presenza del Signore, converge un fiume vivo di uomini e donne provenienti da ogni "angolo" della terra: Sion è un polo di attrazione verso cui si orienta una schiera innumere di donne e di uomini in ricerca.

Il contesto della Parola di oggi è un invito meravigliosamente chiaro rivolto a me, a noi, a ciascuno a metterci in cammino incontro al Signore che si rivela a tutti in modo singolare e unico. A ciascuno indica una strada... dall'incontro con Lui, nasce per ciascuno un'altra strada, una strada che ci rivela il sogno sognato da Dio per noi, seguendo la quale tutti siamo chiamati ad essere portatori al mondo della meraviglia di un Dio che viene a visitarci dall'alto, come sole che sorge. Felicità vera è saper avere il coraggio di quel sogno e sognarlo a nostra volta.