Splendore della luce eterna

25.03.2021

Lettera Apostolica di papa Francesco per onorare il Sommo poeta

Ha scelto il 25 Marzo, Papa Francesco, il giorno dell'Annunciazione a Maria, per far uscire la Lettera apostolica Candor Lucis Aeternae, Splendore della luce eterna, una lettera lunga nove paragrafi per onorare la memoria del Sommo Poeta nel Settimo centenario della morte.

La scelta del giorno non è casuale. «È il mistero dell'Incarnazione, che oggi celebriamo - spiega - il vero centro ispiratore e il nucleo essenziale di tutto il poema». E' convinto papa Francesco che l'eco secolare e universale della Divina Commedia può anche oggi orientare riflessioni e nuovi cammini per tutta l'umanità. La Lettera apostolica persegue proprio questo intento: quello accostarsi alla vita e all'opera dell'illustre Poeta «manifestandone sia l'attualità sia la perennità, e per cogliere quei moniti e quelle riflessioni che ancora oggi sono essenziali per tutta l'umanità, non solo per i credenti».

Papa Francesco non è certo l'unico dei pontefici dell'ultimo secolo a rivolgersi a Dante e a indirizzagli lettere apostoliche. Ed è su questa scia che si colloca anche la Candor Lucis Aeternae, come spiega nel primo dei suoi paragrafi dedicato alle parole dei pontefici su Dante da Benedetto XV a Benedetto XVI. Ed è convinto che approfittando della sua risonanza che supera i secoli, anche noi potremo arricchirci dell'esperienza di Dante, per attraversare le tante selve oscure della nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla meta sognata e desiderata da ogni uomo: "L'amor che move il sole e l'altre stelle".

Scrive papa Francesco: «Dante - proviamo a farci interpreti della sua voce - non ci chiede, oggi, di essere semplicemente letto, commentato, studiato, analizzato. Ci chiede piuttosto di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l'itinerario verso la felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l'orientamento e la dignità».

Dante si erge così «a messaggero di una nuova esistenza, a profeta di una nuova umanità che anela alla pace e alla felicità». «Cantando il mistero dell'Incarnazione, fonte di salvezza e di gioia per l'intera umanità», papa Francesco sottolinea poi come l'Alighieri «non può non cantare le lodi di Maria, la Vergine Madre che, con il suo "sì", con la sua piena e totale accoglienza del progetto di Dio, rende possibile che il Verbo si faccia carne». 

E nel capitolo settimo si sofferma anche sulle tre figure femminili della Commedia che sono guide per Dante: «Maria, la Madre di Dio, figura della carità; Beatrice, simbolo di speranza; Santa Lucia, immagine della fede»... ma non poteva non esserci spazio per il Povero d'Assisi. «C'è una profonda sintonia tra San Francesco e Dante» osserva papa Francesco: «Nell'XI canto del Paradiso tale consonanza appare in un nuovo aspetto, che li rende ancora più simili. La santità e la sapienza di Francesco spiccano proprio perché Dante, guardando dal cielo la nostra terra, scorge la grettezza di chi confida nei beni terreni.

Un testo che merita di essere letto e meditato... Un testo che oltre a celebrare il più grande poeta dell'Occidente, è un invito vero alla speranza, uno stimolo ad una nuova esistenza che porti l'uomo a riscoprire la bellezza della pace e della felicità vera.

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