Tu sei mio Figlio...

09.01.2021

Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto. Sono le parole che ci fanno contemplare, in questa domenica, la seconda teofania del Cristo: quella del Battesimo.

Gesù è legato alla trama normale della vita quotidiana della Palestina: è un uomo orientale che parla la lingua locale, l'aramaico galilaico, che risiede in un villaggio palestinese e che si confonde con l'umanità comune. Ed è proprio questo primo quadro (pur non espresso nella pericope che ascoltiamo) a muoverci nella nostra riflessione: Gesù è in fila con tutti gli altri, si confonde con i peccatori, si mette in fila per "celebrare" un battesimo di penitenza. All'annuncio del Battista che ne prepara la venuta "Viene dopo di me uno...", Gesù risponde con la sua presenza silenziosa, in fila con i peccatori. E' un tratto caratteristico della sua esistenza, cui non rinuncerà mai, quello di condividere le vicende, il vissuto, l'esperienza degli uomini e delle donne del suo tempo.

Ma in tre momenti di questa esistenza, che pure ha dei risvolti misteriosi di cui la sua parola e i suoi miracoli sono caratterizzazione essenziale, la trama quotidiana si spezza, lasciando manifestarsi il mistero nascosto nella sua persona. Un mistero nascosto in quei "sandali" di cui Giovanni dice di non essere degno di slegare il legaccio. Nascosta nella tradizione del levirato è l'annuncio della presenza dello sposo messianico. E' lui, Gesù, lo sposo che si rende presente, è di lui che il Battista, nel racconto giovanneo, dirà "Chi possiede lo sposo è la sposa, lui deve crescere io diminuire" (Gv 3,22ss).

L'espressione del Vangelo di oggi "Tu sei il mio Figlio prediletto" echeggia all'inizio del suo ministero pubblico, all'atto del suo Battesimo, quando cioè Gesù di Nazareth inaugura il suo mandato, riecheggerà a metà del suo percorso sul monte della Trasfigurazione, il Tabor e sarà sigillata dalla professione di fede del Centurione romano il giorno della crocifissione "Davvero costui era Figlio di Dio"... unendo così l'acqua al sangue, il Battesimo e la croce in una "inclusione".

La scena del Battesimo al Giordano, infatti, è strettamente connessa, nella teologia di questo Evangelista, con la scena della crocifissione con cui viene creata una vera "inclusione". Per Marco il Battesimo al Giordano è una scena che, connettendosi direttamente alla Croce, ci dice che tipo di sequela Gesù di Nazareth propone a chi si accosta a Lui, a quale battesimo si è chiamati.

In questo brano, come abbiamo intravisto, il Battista dice che c'è "uno" che "gli viene dietro" (è un suo discepolo, cioè) che sarà l'Inviato a cui lui non è degno di sciogliere i sandali, ma di fatto, quando Gesù si mette in quella fila di peccatori per farsi immergere da lui nel Giordano, nulla accade di visibile se non per Gesù stesso. Marco scrive infatti: «Vide squarciarsi i cieli e udì una voce...». Insomma Gesù si presenta al mondo come uno che prende su di sé la realtà umana del peccato, è confuso tra la folla, è davvero uomo tra gli uomini, è «annoverato tra i peccatori» (Is 53,12)... davvero si presenta a noi come chi è venuto a cercare chi si è perduto, si presenta sul terreno degli smarriti, sull'arido territorio del peccato degli uomini (Cf. Mc 15,27).

Già qui vediamo un aggancio significativo con la scena della Croce in cui Gesù è giustiziato tra due briganti, scarti e feccia della società, empi e bestemmiatori... tra quei due delinquenti Gesù è letto anch'egli come delinquente ed empio da chi vede l'obbrobrio della croce.

Come nella scena della croce anche al Giordano appare il verbo greco schίzo che significa "squarciare", "lacerare"; nella scena del Battesimo si lacerano, si squarciano i cieli, dietro cui, per la mentalità biblica, c'è il mondo di Dio, il luogo della sua residenza, nella scena del Golgotha si squarcia il velo del Santuario che separava sempre il luogo di "residenza" di Dio nel Santo dei Santi dal mondo degli uomini...

Al Giordano i cieli si squarciano perché Dio possa irrompere definitivamente nella storia attraverso Gesù che è il «Figlio amato», come proclama la voce del Padre; all'ora del Golgotha il velo del Santuario si squarcia per proclamare che a tutti gli uomini ormai è aperto l'accesso al cuore di Dio, al suo abbraccio di Padre (Cf. Mc 15,38).

Seguire Gesù significa immergersi con Lui nella storia, in fila con gli altri, senza pretendere né sconti, né esenzioni, significa stare accanto agli uomini, come Lui ha fatto, per condividerne gli interrogativi e la ricerca dell'umano e del senso, portando agi uomini il volto del Padre che non abbandona gli uomini, fatti figli nel Figlio, ma l' ama sino all'estremo facendosene compagni di viaggio, facendosi davvero Emmanuele.

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