Venafro in 15 minuti...

10.03.2021

di Pietro Zullo

Possiamo migliorare la qualità della vita nel nostro ambiente urbano? Chi vive a Venafro ne conosce i pregi e ne sopporta gli immani difetti. Vivere in una cittadina attraversata trasversalmente dal più importante asse viario della Regione Molise non è semplice.

Non è semplice convivere in un contesto in cui l'utilizzo dell'automobile è l'unico modo che la stragrande maggioranza dei cittadini conosce per muoversi, fare la spesa, andare a scuola o recarsi al lavoro, oltre che frequentare i luoghi di aggregazione come bar o centri sportivi.

Non è semplice vivere in un contesto in cui mancano parcheggi e gli spazi pedonali sono spesso occupati da veicoli che riducono i diritti e la libertà delle persone diversamente abili, lo spazio per correre e vivere in sicurezza ai bambini, non costringere le mamme con passeggini o carrozzine a tortuose gimkane.

A nessuno viene in mente la possibilità di migliorare la qualità della nostra vita immaginando un modo diverso di muoversi, spostarsi, vivere gli spazi comuni?

Eppure per attraversare Venafro, immaginandola senza traffico veicolare o riducendolo alle reali necessità, basterebbero pochi minuti a piedi o in bicicletta senza ricorrere necessariamente all'uso dell'autovettura. Con le dovute eccezioni, potrebbero andare a scuola a piedi o in bicicletta i bambini alle elementari e gli alunni alle medi e superiori, potrebbero andare a piedi i dipendenti comunali e buona parte degli operatori commerciali, potremmo andare a piedi a fare l'aperitivo e immergerci nella movida, potremmo andare a piedi o in bicicletta a fare la spesa nel supermercato più prossimo alla nostra abitazione.

Eppure il mondo va in questa direzione.

Il direttore scientifico della Sorbona di Parigi, Carlos Moreno, qualche mese fa, ha lanciato l'idea di una "città da 15 minuti", in cui tutti i servizi siano a disposizione dei cittadini ad una distanza massima di 15 minuti in bicicletta o a piedi. Le ragioni sono evidenti: la prima è l'ecologia, la riduzione dell'inquinamento; la seconda, è la qualità della vita, il tempo guadagnato; la terza è la possibilità di creare legami più forti fra le persone.

Può sembrare una proposta astratta e irrealizzabile ma oggi, ad un anno esatto dal primo lunghissimo lockdown della pandemia, sappiamo che non è così: un anno fa siamo stati costretti a riscoprire i nostri quartieri, i negozi sotto casa, le aree verdi; con la smart working abbiamo apprezzato il tempo risparmiato per andare in ufficio.

Il progetto di una "città da 15 minuti" è stata subito adottato dal sindaco di Parigi e ad un certo punto anche il sindaco di Milano ha detto che i ritmi metropolitani dei milanesi andavano ripensati con una organizzazione diversa.

Ma come si può? Cosa va cambiato esattamente?

La "città da 15 minuti" già esiste, ed è il centro, la cosiddetta zona che dovrebbe essere per natura a traffico limitato, dove per gli abitanti spesso si trova a 15 minuti da casa tutti i servizi necessari. È solo una questione di volontà e di cultura, oltre che una vera scelta politica.

Ovviamente si tratta di creare una riorganizzazione urbana più efficiente e più giusta. Per riprogettare la città non si può attendere che la pandemia finisca: va fatto adesso.

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