Zona rossa...che rossa non è...

09.03.2021

L'impressione è che il problema sia culturale. Nonostante il collasso sanitario in molte regioni e si profilino scenari di grande preoccupazione... ancora tante, troppe le violazioni.  

Sembra una lotta con i mulini a vento quella a cui continuiamo ad assistere in questi. Da molte regioni si alza il grido di allarme di una sanità sempre più in difficoltà per cui si vanno profilando per la prossima settimana scenari di forti restrizioni, come quello di una super zona rossa: un nuovo lockdown nazionale, mirato e a tempo determinato, che permetta di abbattere la curva epidemiologica e contemporaneamente vaccinare il maggior numero di persone possibile. La decisione del Governo arriverà entro venerdì prossimo, ma intanto il lockdown già non è più un tabù, nemmeno per quei partito che fino ad oggi non volevano sentirne neppure parlare. 

La preoccupazione infatti è tanta. Nonostante l'impennata dei contagi e dei ricoveri per Covid, a una settimana dalle polemiche per la festa con migliaia di persone alla Darsena di Milano, e con tutti i locali chiusi, ancora molte persone continuano a comportarsi come se riguardasse solo altri, a Milano ad esempio si sono ritrovati nuovamente in tantissimi per l'aperitivo nella zona dei Navigli, tanto da costringere la Polizia a chiudere i varchi. Come documentato dalle immagini di Fanpage.it, molti gruppetti di ragazzi con birra in mano e mascherina abbassata hanno trascorso la serata attorno alla Darsena e lungo le alzaie. Ad oggi il Covid in Italia ha causato 100.000 morti, il 30% dei quali solo in Lombardia, ma sembra che questo si sia già dimenticato.

Ma non solo Milano. Questa sensazione si ha un po' ovunque, mentre sono tante le regioni a dover fare i conti con il collasso del sistema sanitario. In Molise che da circa dieci giorni vive in zona rossa, la situazione non è così diversa e sicuramente è resa più grave dalle infinite inefficienze che hanno praticamente prostrato la regione, unica in Italia a non avere un Centro Covid a causa delle "lotte" interne tra il Governatore che nello scorso giugno 2020 si era opposto alla individuazione del Vietri di Larino come Centro Covid, optando per il Cardarelli di Campobasso finendo così con il causarne il collasso e il Commissario alla sanità nel frattempo finito sotto inchiesta... e con una ASREM spettatore non pagante...

Da più parti si invoca ora la nomina di un super Commissario per la sanità molisana in uno scenario diviso tra chi propone di affidarla al Governatore Toma e chi alza le barricate a fronte di questa prospettiva, ritenendolo concausa del disastro sanitario regionale. E' di ieri, tra gli altri, l'intervento il Parlamento dell'On. Rosalba Testamento, che nell'evidenziare la drammaticità del momento che si sta vivendo in Molise, ha opposto forte resistenza all'idea che la sanità regionale possa essere affidata all'attuale Governatore, ipotesi - lo ripetiamo - invisa a molti.

Insomma uno scenario davvero disarmante, reso ancora più grave dall'imprudenza con cui molti, troppi molisani stanno ancora affrontando l'emergenza... tutti sempre alla ricerca affannosa di una scappatoia che consenta di violare le regolare impunemente...quasi che si stesse facendo dispetto a qualcun altro, in una regione in cui gli ospedali sono al collasso, in cui i vaccini vanno rilento e in modo disorganizzato e in cui soprattutto la luce in fondo al tunnel sembra ancora tanto lontana.

La soluzione al dramma che viviamo è innanzitutto culturale. Finché non ci sarà una svolta in questo senso, sarà davvero difficile venirne a capo.


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