Zona rossa: focus DAD

03.03.2021

Abbiamo voluto ascoltare il vivo racconto dai nostri lettori, insegnanti, genitori... gli stessi ragazzi... riguardo al fenomeno che riguarda ormai da mesi migliaia di alunni. E' solo il primo appuntamento...continueremo il nostro approfondimento. 

Non accenna a rallentare la diffusione del Virus, non solo in Molise che continua a registrare contagi ormai in ogni suo angolo con Termoli e Isernia che fanno registrare preoccupanti impennate, mentre la sanità e i suoi responsabili continuano a naufragare, ma anche nel resto di Italia, dove crescono gridi allarme per una temuta, possibile escalation.

In queste ore, molte città italiane, come l'intero Molise si sono risvegliate con un esercito di studenti - dalle scuole elementari alle Università, in regime di didattica a distanza. Il copione si ripete ormai a cadenze quasi regolari, con famiglie obbligate a riorganizzarsi in tutta fretta, mamme obbligate allo smart working per accudire i propri figli, docenti costretti a riprogrammare le proprie lezioni... e bambini e ragazzi... che di tutto questo sono i veri protagonisti. 

La nostra testata ha deciso di accendere un focus sul fenomeno DAD, ascoltando il vivo racconto dei protagonisti, un focus che tenterà di entrare nella vera dinamica di questa modalità didattica così discussa.

Un problema non da poco soprattutto per chi ha figli in età da scuola elementare, che ovviamente richiedono la presenza dei genitori in casa. Non solo. Spesso è indispensabile il supporto di mamma o papà anche per lo svolgimento delle lezioni a distanza, che si portano dietro problemi di connessione, necessità di attrezzarsi di dispositivi elettronici non sempre disponibili (o magari non così tanti quanti ne servirebbero tra DAD e smart working). Senza considerare i risvolti tragicomici che solo chi ci è passato può comprendere: dalla corsa al reperimento del materiale didattico, al cercare di mantenere i bambini concentrati e fermi davanti al pc per tutta la durata delle lezioni, senza che ogni pretesto sia buono per fuggire.

Abbiamo così annunciato la nostra iniziativa rivolgendo un invito ai nostri lettori a dirci la propria. In poco tempo decine di messaggi, di cui ora riporteremo solo alcuni - come primo appuntamento dando spazio agli altri nei prossimi - che ben ci fanno comprendere lo stato della situazione: le prime a rispondere al nostro appello sono state due educatrici:

Ci scrive un'insegnante di sostegno di un bimbo autistico: "Siamo in zona rossa e ai bambini con disabilità viene garantita la presenza a scuola. Giustissimo perché nel mio caso specifico il mio alunno necessita di un intervento Aba. La dad risulta essere inutile. Ma lunedì scorso, entrato in classe si è reso conto di essere solo senza i suoi compagni. Si è sentito spaesato, frustrato da questa nuova condizione. A questi bambini non sempre puoi spiegare con le parole. Ogni singolo cambiamento genera frustrazione, disagio. Allora mi domando: perché non coinvolgere un piccolo gruppo classe (ne basterebbero 3 al giorno) e lavorare insieme? A mio avviso verrebbe a crearsi un clima sereno, accogliente e davvero INCLUSIVO".   

Anche una educatrice risponde subito al nostro appello: "Ho un doposcuola specialistico e aiuto principalmente ragazzi e bambini con disturbi dell'apprendimento. Le difficoltà scolastiche che possono essere riscontrate in presenza creano un divario ancor più evidente in DaD. Il neo principale, da ciò che noto, è l'attenzione. In presenza può essere catturata in modo un po' più semplice, creando delle esperienze sensoriali, ed online tutto ciò manca.. E si deve avere tanta fantasia per dare il meglio in questa situazione".

Ci scrive poi una mamma: "Mio figlio frequenta la prima della primaria. Dal 24 ottobre, praticamente appena un mese dopo l'inizio della scuola il sindaco ha deciso di chiudere... Due mesi...di DAD, mio figlio ha avuto una regressione, scrive che nemmeno nel rigo riesce a stare. È rientrato a scuola il 7 gennaio, il 2 febbraio è di nuovo in DAD, è rientrato il 15 febbraio e dal primo marzo è di nuovo in DAD. Da premettere che solo la chiusura del 2 febbraio era giustificata perché un bimbo in classe è risultato positivo (sottolineo che il contagio non è avvenuto a scuola). Ad ogni modo, a parte il fatto di dover rinunciare a lavorare in alcuni giorni, oppure affidarlo ai nonni, il problema è proprio che lui è troppo piccolo per affrontare questa cosa. E non riesce a fare le cose che dovrebbe. Già è mancino quindi le difficoltà nella scrittura sono doppie. Ha bisogno di stare con gli altri, di confrontarsi. Anche se il ministro, giustamente aveva stabilito la didattica in presenza per le primarie, la, a mio parere, eccessiva discrezionalità lasciata ai sindaci o alle regioni, ha portato a questa confusione.... comunque...oggi smart working e DAD".

Anche uno studente ha voluto comunicarci la sua esperienza: "Purtroppo la zona rossa costringe noi studenti a svolgere le lezioni in DAD. Questo strumento ci permette di continuare a svolgere le lezioni tranquillamente, dandoci la possibilità di non perdere tempo inutilmente. Ma questo non basta perché le scuole professionali, come quella che sto frequentando, non possono svolgere le attività laboratoriali, che sono le più importanti perché tipiche di quell'indirizzo e praticabili in DAD solo a livello teorico perché necessitano di strumenti e macchinari che si trovano solo a scuola. E ciò provoca lentezza nello svolgimento del programma scolastico e il rischio di arrivare agli esami di stato impreparati o, quanto meno, con alcuni concetti non del tutto approfonditi".

Sono tantissimi ancora i contributi ricevuti in una mezza mattinata. Continueremo il nostro focus, e ne accenderemo di altri, convinti come siamo che il giornalismo sia innanzitutto questo: racconto vivo a presa diretta dei problemi, come delle esperienze positive, che aiutino la costruzione di uno spirito critico che ci consenta di affrontare la realtà con l'orizzonte più ampio possibile.

- Segue -