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Quaresima 2021

Dopo la bella esperienza della Lectio di Avvento, anche per questa Quaresima abbiamo voluto pensare uno spazio di riflessione, approfondimento e Lectio insieme. Ogni venerdì "guarderemo" il Vangelo della domenica successiva per lasciarci accompagnare all'incontro con la Parola, in ossequio all'invito che il Santo Padre ci ha rivolto nel suo Messaggio. Buon Cammino.

La Quaresima per tappe

Nella Liturgia quaresimale Dio si fa incontro a noi, alle nostre attese, ai nostri drammi e ci annuncia ciò che ha compiuto e vuole compiere per noi...

Le letture dell'Anno B pongono l'attenzione al tema dell'Alleanza e del mistero pasquale di Cristo. Sono un invito a scoprire Cristo che nel suo mistero pasquale sacrifica se stesso per la nostra salvezza, per rinnovare l'alleanza, per renderla nuova ed eterna.

Prima domenica: nelle tentazioni viene prospettata la grande lotta che Gesù dovrà condurre con il male, fino a vincerlo con la sua morte e risurrezione. Già Noè è entrato in questa lotta, ha compiuto la scelta decisiva per Dio, è stato salvato e ha concluso un'alleanza con il Signore. Siamo di fronte ad un annuncio battesimale.

Seconda domenica: il Padre prende l'iniziativa. Nel mistero della Trasfigurazione, in cui si intravede il mistero della croce Egli proclama Gesù suo Figlio; non gli risparmia la morte e lo dona a noi, come Abramo che offrì in sacrificio a Dio suo Figlio. Nelle domeniche successive assisteremo alla risposta filiale di Gesù al progetto del Padre.

Terza domenica: Gesù crocifisso è, nel suo corpo, il nuovo tempio distrutto e riedificato; il suo evento pasquale porta a compimento l'antica legge.

Quarta domenica: il ritorno dall'esilio e la liberazione dal peccato sono la salvezza che Cristo innalzato sulla croce, come il serpente nel deserto, porta a tutti gli uomini: il suo giudizio è la salvezza.

Quinta domenica: Gesù, con la sua obbedienza fino alla croce, è il chicco di grano, caduto in terra che muore e porta molto frutto. Il Lui si compie l'alleanza. 

Mercoledì delle Ceneri

"Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore, non le vesti".

In Questa prima Lectio mediteremo la Parola che Liturgia propone per la celebrazione delle Ceneri, con cui la Chiesa dà inizio al Tempo forte della Quaresima. Rinviando, solo per questa settimana la Lectio della Domenica a venerdì.

Ouverture

La Liturgia della Parola oggi ci conduce per mano sulla via della vera gioia, venendo a cercarci lungo i sentieri senza sbocco sui quali sovente avanziamo. Penitenza e pentimento non sono sinonimi di abbattimento, tristezza, frustrazione; costituiscono invece una modalità per aprirsi alla luce che sola può fendere le tenebre interiori, donarci la coscienza di noi stessi nella verità e farci gustare l'esperienza della misericordia di Dio. Da sempre Egli vede le meschinità e le brutture che ci abitano, eppure com'è diverso il suo giudizio dal nostro.


La Prima Lettura

Gioele 2,12-18

Il messaggio del Profeta Gioele fu probabilmente  pronunciato dopo l'esilio, nel tempio di Gerusalemme: un'invasione di cavallette aveva devastato le campagne portando carestia e fame; di conseguenza anche il culto sacrificale del tempio è cessato. Il profeta sa leggere i segni dei tempi, perciò annuncia la prossimità del giorno del Signore e invita tutto il popolo al digiuno, alla supplica, alla penitenza. Il temine chiave di questo brano, ripetuto tre volte nei primi tre versetti è ritornare: il verbo classico della conversione. Nel v.12 esso esprime l'invito al popolo e indica le modalità di tale conversione, ossia con il cuore e con riti liturgici, che sono autentici e graditi a Dio quando manifestano il rinnovamento interiore. Al v.13 il verbo ritornare è ripreso e ne è data la motivazione: perché il Signore è sempre misericordioso. Nel v.14 lo stesso verbo è riferito a Dio e apre alla speranza; "Chi sa che non torni". Un amore sincero a Dio, una fede più salda, una speranza che si fa preghiera corale e penitente e cui nessuno deve sottrarsi. 

La Seconda Lettura

2Corinzi 5,20-6,2

Paolo, come un ambasciatore in nome di Cristo, porta un messaggio di esortazione da parte di Dio. Il cuore di questo annuncio è in una sola parola: riconciliazione. Essa dice la volontà salvifica del Padre, l'opera redentrice del Figlio e la dynamis (la forza) dello Spirito che sostiene il servizio della Chiesa. Culmine del brano è il v.21, in cui è proclamato il giudizio di Dio e il suo smisurato amore per i peccatori, a favore dei quali non ha risparmiato il suo Figlio.

L'Apostolo una un linguaggio radicale. L'assunzione del peccato da parte di Gesù per donarci la sua giustizia non porta tanto l'uomo ad avere qualcosa che prima non aveva, quanto a diventare qualcosa che per natura non potrebbe mai essere: l'Innocente è diventato peccato, maledizione, perché noi diventassimo così giustizia di Dio. Questa straordinaria grazia del Padre, elargita al mondo mediante la kènosi del Figlio non va accolta invano, bensì va corrisposta appieno con il suo invito: lasciamoci riconciliare con Dio. In questa riconciliazione è offerta alla libertà di ciascuno la possibilità di diventare creazione nuova in Cristo. 

Il Vangelo

Matteo 6,1-6.16.18

"Guardatevi dal praticare la Vostra giustizia"... Gesù chiede ai suoi una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei, anche quando le pratiche esteriori restano immutate, richiamando alla vigilanza sulle intenzioni che muovo ad agire. All'enunciato introduttivo seguono le tre tipiche 'buone opere' nelle quali si illustra concretamente  che cosa significhi tale giustizia nuova: l'elemosina, la preghiera, il digiuno.

Due elementi scandiscono come un ritornello tutta la pericope: ricompensa e il Padre tuo che vede nel segreto. Essi ci insegnano che la pietà è un grande guadagno, se non mira però al plauso degli uomini e quindi ad appagare la vanità, ma ricerca sinceramente il compiacimento del Padre in un rapporto intimo e personale, e se il salario sperato non è di questo mondo e per questo tempo, ma la comunione eterna con Dio, che ricompenserà. Altrimenti, proprio mentre si pratica la giustizia, si diventa hypokritoì, che significa commedianti, ma anche, secondo l'uso giudaico del termine greco, 'empi'.

Una preghiera

Padre, che vedi nel segreto, tu sai quanto sfuggo al segreto del cuore e cerco lo sguardo ammirato degli uomini, meschino compenso all'orgoglio dell'io che ha recitato la sua parte nella commedia dell'umana pietà.

Ben altro, più sconvolgente è il mistero della tua pietà, ma quanto ancora lo ignoro, vagando lontano...

Fammi tornare, ti prego, a quelle profondità del mio essere dove tu dimori: nella luce nuova del pentimento, esulterò di gioia alla tua presenza.

Prima Domenica di Quaresima

Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce!

Ouverture

La vita può ricominciare. Oggi. Ed è una possibilità reale, data da Dio, non perché l'ho deciso io facendo conto di aver chiuso col passato; infatti così non potrebbe durare a lungo, ormai lo so. Può invece durare in eterno, in un "oggi" più giovane dell'alba della creazione, proprio perché è Dio a proporlo. Il nuovo inizio non è affidato alla mia fragile volontà, ma alla sua onnipotente volontà di amore.

Proprio questo mi offre, oggi, come grazia efficace, la Parola ascoltata nella Liturgia. Messaggio di novità che emerge dal diluvio e riluce dei colori dell'arcobaleno, e dona pace al cuore: è lavato il peccato che mi pesa e mi abbrutisce. Lavato nelle lacrime del pentimento, nelle acque del battesimo, nel sangue del Cristo.

Nessuno è perduto, nessuno senza speranza. Gesù ha conosciuto le mie tentazioni e ha vinto il Maligno. Da lui posso attingere forza ogni giorno: il Tempo è compiuto, Dio, se lo voglio, regnerà su di me. Sì, oggi, nuova creatura, comincio!

La Prima Lettura

Genesi 9,8-15

A causa dell'umana malvagità Dio di pentì di aver fatto l'uomo sulla terra,  e ne decise l'annientamento mediante il diluvio, salvando quei pochi giusti che avevano trovato grazia ai suoi occhi. Con loro vuole cominciare una creazione nuova che riprende formalmente la prima - le acque ricoprono la terra - ma in un certo senso la supera, perché Dio tiene ormai conto del peccato dell'umanità e manifesta così più apertamente il proprio volto di misericordia. Gli animali sono ora riconsegnati alla signoria dell'omo anche come cibo, però è esplicito l'ammonimento a riconoscere la sacralità della vita, prima di tutto quella umana che appartiene a Dio. Tutto viene di nuovo da Lui benedetto; il Signore inoltre stringe un'alleanza di grazia in cui nulla richiede al partner, perché sa che l'istinto del cuore umano è incline al male fin dall'adolescenza. E' un'alleanza per la vita che si esprime in un segno meraviglioso sul piano naturale: l'arcobaleno: il Signore come un guerriero ha scatenato le intemperie e ora fa del suo arco di battaglia un segno di pace, o forse anche di combattimento in favore dell'uomo perché le acque del caos non prevalgano. Un arco che Gli ricorderà per sempre la sua eterna alleanza con ogni vivente: guarderà per sempre alla sua propria grazia per rimanere in eterno fedele al Suo patto. Le acque della morte diventano così epifania della misericordia, lavacro di rigenerazione per l'umanità, figura del battesimo che ci salva. 

La Seconda Lettura

1Pietro 3,18-22

Di fronte all'ostilità crescente che circonda i cristiani, Pietro invia ad alcune comunità dell'Asia Minore una lettera di esortazione a perseverare nella testimonianza di fede pur nella sofferenza. Ai fratelli provati dalla persecuzione si ricorda l'opera salvifica di Cristone la sua efficacia anche verso i morti, perfino verso i contemporanei di Noè, ritenuti i più empi tra gli uomini. A coloro che vengono chiamati beati se dovranno soffrire per la giustizia si ricorda la radicale ingiustizia di ogni uomo, per la cui salvezza è morto l'unico Giusto.

Il passo ci fa udire l'eco delle prime liturgie battesimali con le loro professioni di fede. Un tempo Dio salvò attraverso l'acqua del diluvio un piccolo resto dell'umanità che aveva trovato grazia ai suoi occhi. Ma la figura trova il suo straordinari adempimento nella redenzione operata da Cristo per coloro che, attraverso l'acqua del battesimo, la rendono operante nella propria vita.

Il Vangelo

Marco 1, 12-15

Il Figlio di Dio nel battesimo del Giordano ha accettato di confondersi con i peccatori per prendere su di sé il peccato del mondo: a questa sua missione egli si prepara nella solitudine del deserto, luogo dell'incontro con Dio e dello scontro con l'Avversario. E' lo Spirito a sospingervi con forza Gesù. Marco non precisa quale forma rivestì per lui la tentazione, ma lascia intendere che essa si protrasse per tutto il tempo in cui Gesù rimase nel deserto.

Il verso 13b ci dice che il combattimento fu vittorioso fin dal principio: affermare che Gesù stava con le fiere equivale a presentarlo nello stesso tempo come il nuovo Adamo che resite al tentatore e perciò permane signore di un cosmo pacificato. Il servizio a lui reso dagli angeli riprende il Sal 90,11 e indica che la sua missione è accompagnata dall'aiuto e dalla protezione di Dio.

I vv. 14ss, costruiti con grande cura, danno un compendio incisivo del ministero di Gesù: l'indicazione cronologica iniziale stende, come un presagio, sull'esordente predicazione di Cristo, l'ombra della persecuzione toccata al Battista; l'indicazione geografica della Galilea si ritroverà alla fine del Vangelo di Marco come luogo di appuntamento con il Risorto.

L'annuncio di ciò fa Dio richiede la corrispondenza degli uomini. Gesù proclama la splendida notizia che il tempo della promessa è giunto al compimento, che è vicino quel Regno a cui tutto l'antico patto tendeva: per accoglierlo, per entrarvi, è necessario cambiare la propria mentalità e accettare la logica esigente e sconvolgente della fede, dell'adesione amorosa e attiva al disegno di Dio. Gesù annuncia che è vicino quel Regno che è Egli stesso! 

Una preghiera

Signore, salvezza dei perduti, Tu sai quante volte ho provato a ricominciare, ma ancora mi ha vinto il peccato. Mi trovo ogni volta più stanco, più vecchio nel cuore. Mi chiedo a che serve provarci! Tu sai, Signore, quante volte ho fallito, eppure ti avvicini a me: tu solo puoi dare l'aiuto a chi è incarcerato nello spirito.

Signore, pace di chi si affida a te, accoglimi ancora. Anche a me vieni a recare la Buona Notizia: il Tempo è compiuto, il Regno è vicino. Non passare invano, Signore, convertimi a te. La vita con Te, sarà ad ogni istante lo stupore di una nuova creazione. 

Seconda Domenica di Quaresima

Né morte né vita potrà mai separarci dall'Amore 

Ouverture

La liturgia della Parola di oggi ci fa contemplare la luce che Cristo trasfigurato irradia sulla persona: è uno squarcio di cielo, un raggio di luce eterna che tocca il cuore per aprire in esso la ferita della nostalgia del volto di Dio. Quella cui siamo chiamati a partecipare non è però una visione disincantata, falsamente mistica, idilliaca. Tutte le tre letture sono come percorse da un unico filo d'oro: quello del dono di sé quale condizione della comunione vera con Dio.

La Prima Lettura

Genesi, 22,1-2.9a.10-13.15-18

E' questa certamente una delle più alte pagine della Scrittura dal punto di vista spirituale e artistico. Il versetto iniziale mette subito in luce il filo conduttore che lega tra loro i diversi temi presenti nel brano: "In quei giorni Dio mise alla prova Abramo". Si tratta dunque di una prova che viene da Dio.  Nel mondo semitico i sacrifici umani sono largamente attestati. Si comprende così che l'ordine di Dio non è per Abramo mostruoso, quanto piuttosto sconcertante. Isacco è il figlio della promessa. La promessa stessa fatta carne, per la quale egli finora ha sacrificato tutto: la propria terra, le proprie origini, la possibilità di una discendenza in Ismaele. Dio gli chiede quel sacrificio!

La silenziosa risposta di Abramo è l'obbedienza della fede, nello strazio del cuore, che il narratore lascia intuire, senza mai esplicitarlo. Tutto è essenziale nel racconto: i gesti sono intensi, la parole brevi. L'angelo del Signore ferma la mano di Abramo nevata per compiere il gesto supremo: Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, che nell'immediato lascia pensare all'ariete impigliato nel cespuglio, in verità è profezia dell'Agnello immolato, del sacrificio del Figlio, perfetto ed eterno.

Abramo ha comprovato con le opere la sua fede, perciò Dio rinnova solennemente la sa benedizione: in Isacco inizia la discendenza della promessa.

La Seconda Lettura

Romani 8,31b-34

Come un inno stupendo alla carità di Dio, i vv. 31-39 concludono non solo il cap. 8 ma l'intera seconda sezione della Lettera ai Romani. Il brano presentato dalla liturgia di questa domenica esalta l'amore di Dio che per noi uomini e per la nostra salvezza ha donato quanto di più prezioso possedeva: il suo proprio figlio. Nulla più ci manca, poiché in Lui ci è dato tutto. Questo ci infonde una grande fiducia nel giudizio supremo: il Dio giudice ha mostrato fino a che punto sta dalla parte dell'uomo. Chi dunque potrà condannarci? Chi, accusarci? Gesù ha affrontato la morte perché nessuno debba subire la morte eterna: è risorto e sempre intercede per noi perché anche noi possiamo ottenere la vita in pienezza alla presenza di Dio. DI nulla dobbiamo temere, poiché nulla ci potrà mai separare dall'amore di Dio in Cristo Gesù.

Il Vangelo

Marco 9,2-10

Marco narra l'evento della trasfigurazione all'inizio della seconda parte del suo Vangelo. Gesù comincia a parlare apertamente della passione ai suoi discepoli, che avevano riconosciuto il lui il Messia, ma che ancora non hanno compreso il mistero della sua identità di Figlio di Dio ed insieme Servo sofferente. Gesù conduce nella solitudine di un monte elevato tre dei suoi discepoli e rivela la propria gloria trasfigurandosi davanti a loro, perché non vacillino nella fede. Non svela la sua gloria, la lascia però intravvedere.

Il candore e la luce sfolgorante della sua persona richiamano il figlio dell'uomo della visione di Daniele. L'apparizione di Elia e Mosè indica in Gesù il compimento della Legge e dei Profeti. Essi avevano avuto il privilegio di contemplare su un alto monte la gloria di Dio: ora l'antica Alleanza trapassa nella nuova e vi assistono i tre discepoli in favore di tutti in credenti.

Li invade un sacro timore. Pietro cerca di reagire e propone di costruire tende per i tre fulgidi personaggi. Ma no, non è lì la missione. Gesù si rivela come il vero tempio, la vera Tenda della Presenza.

Altro simbolo importante è la nube, che sempre ha accompagnato il cammino del popolo eletto nell'esodo a significare la Presenza di Dio e ora avvolge in quella presenza gli astanti, lasciando udire la voce divina che proclama Gesù Figlio prediletto del Padre...che va ascoltato.

Contempliamo

Guglielmo di St. Thierry, Lettera d'oro.

E' certamente impossibile vedere il sommo Bene e non amarlo; e non amarlo nella stessa misura in cui ci è dato di vederlo. E allora è dolce per l'uomo farsi umile insieme con la Somma Maestà, farsi povero con Figlio di Dio, conformarsi alla divina Sapienza, provando in sé i sentimenti di Cristo Gesù, nostro Signore. In lui il nostro essere non muore, l'intelletto non sbaglia, l'amore non viene deluso; egli è colui che viene sempre cercato, perché con più dolcezza lo si trovi; ed è ineffabile la dolcezza del suo incontro, affinché lo si cerchi con maggior diligenza. Tale infatti è il volto di Dio che nessuno può vedere e continuare a vivere per il mondo; e questa è la bellezza che aspira a contemplare chiunque desideri amare il Signore Dio con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima e con tutte le sue forze. E se qualche volta viene ammesso a questa visione, egli vede, senza ombra di subbio, nella luce stessa della verità, la grazia che l'ha prevenuto. Pertanto l'unico atteggiamento conveniente a chi rivolge verso di lui il pensiero, è umiliarsi in tutto e rendere gloria nella propria persona a Signore Dio suo. 


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Terza domenica di Quaresima

... in tre giorni lo farò risorgere...

Ouverture

La vita fraterna è crogiuolo dell'autenticità del nostro ascolto della parole di Dio e della nostra risposta al suo amore eternamente fedele. Questa Parola non è anonima, ma ormai ha un volto inconfondibile, quello di Gesù di Nazareth, il Crocifisso risorto apparso prima ai suoi e poi a Paolo sulla strada di Damasco. Per accoglierla come la nostra sapienza è chiesto anche a noi, inevitabilmente, come un tempo ai Giudei e ai Greci, di deporre una logica puramente umana per seguire con fede la via della croce. E ciò non una volta per tutte, né soltanto in eventuali circostanze straordinarie, bensì momento per momento, nella quotidianità della vita personale e familiare, comunitaria e sociale.

Prima Lettura

Esodo 20,1-17

Promulgato al cuore dell'Alleanza con il suo popolo, il Decalogo è l'evento straordinario di un Dio che si rivela. In queste dieci parole - come le chiama il testo ebraico - sono da ricercarsi i tratti del volto stesso di Dio che si lega a Israele, a cui si manifesta come il suo Dio, un Dio geloso, un fuoco divoratore, perché il suo amore è quello di uno sposo fedele. La comunione con lui, liberamente ratificata, ha esigenze forti: innanzitutto in senso verticale - abolire gli idoli, non nominare invano il nome di Dio, santificare il sabato - ma anche in senso orizzontale, nel rapporto con gli altri uomini.

L'accettazione o il rifiuto di queste parole è tutt'uno con la fedeltà o l'adulterio nei confronti di Dio. Benedizioni e maledizioni, cioè vita o morte, ne conseguono inevitabilmente. Al Sinai Israele, in una risposta di amore all'amore di Dio, ha dato la sua adesione di fede a questo codice di alleanza. Là il popolo non poteva ancora conoscere che cosa ciò avrebbe significato per il futuro; infatti esso si svelerà solo progressivamente, lungo l'arco di molti secoli, e raggiungerà il suo compito in Gesù Cristo, quando tutte le leggi verranno comprese nell'unico comandamento nuovo dell'Amore. 

Seconda Lettura

1Corinzi 1,22-25

La Comunità di Corinto è divisa in fazioni diverse, che si richiamano a quei discepoli di Cristo che hanno loro predicato il Vangelo o amministrato il battesimo. Informato della situazione, Paolo interviene con ardore per richiamare i Corinzi al nucleo centrale della predicazione apostolica, dove si manifesta l'assurdità di ogni divisione: Cristo crocifisso. Tutti gli uomini sono disposti a credere in un Dio eccelso, di cui i Giudei adorano la potenza liberatrice - e perciò cercano i miracoli - mentre i Greci ammirano la sapienza.

Cristo crocifisso è la sorprendente risposta di Dio alle attese dell'umanità: il vero miracolo è la sua croce che libera l'umanità dalla schiavitù del male; la più profonda sapienza è la sua morte che assume ed espia la stoltezza del nostro peccato, per aprire a ciascuno un destino di gloria. Ma per comprenderlo occorre abbandonare la logica di questo mondo, che ritiene la croce follia e impotenza, e adorare le vie di Dio, così diverse dalle nostre. Allora si potrà intuire l'ineffabile amore di Dio per noi, manifestato nella pasqua di Cristo.

Il Vangelo

Giovanni 2,13-25

In Giovanni l'episodio della purificazione del tempio riveste un'importanza singolare: apre la predicazione di Gesù; avviene in prossimità della grande  festa: tutta la vita di Gesù è infatti ritmata su un calendario di feste antiche che egli porterà a compimento in modo pieno e definitivo quando si rivelerà come la nostra pasqua.

La pasqua dei Giudei doveva essere celebrata nel tempio, attraverso il sacrificio di vittime, per commemorare le opere straordinarie compiute da Dio nella liberazione del popolo dalla schiavitù dell'Egitto. Nel racconto Giovanneo, Gesù, entrando nel tempio, scaccia non solo i commercianti - come narrato nei sinottici - ma anche buoi e agnelli: si dichiara così la vera vittima. Con il suo gesto realizza la parola del profeta Zaccaria: "In qual giorno non vi saranno più commercianti nella casa del Signore degli eserciti". Egli porta dunque a compimento le Scritture, proclamando contemporaneamente la sua divinità, con l'annesso potere di risorgere: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Il brano qui tocca il suo vertice: in contrapposizione al tempio antico e all'antico culto abbandonati da Dio per l'infedeltà e le profanazioni compiute, il corpo del Cristo risuscitato diventerà il nuovo tempio per il nuovo culto in spirito e verità.


Una preghiera

Entra ancora, Signore, nel nostro cuore come nel santuario del Padre tuo e Padre nostro. Posa ancora il tuo sguardo nei suoi angoli più segreti, dove nascondiamo le nostre più gravi preoccupazioni e gli affanni più sofferti, quelli che tante volte ci tolgono la serenità e la pace; quelli che ci fanno vacillare nella fede e rivolgere lo sguardo lontano da te. Fa' luce e discerni, liberaci da ciò che non vorremmo lasciare, ma pure ci opprime!

Quarta domenica di Quaresima

Come Mosè alzò il serpente nel deserto... così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo.

Ouverture

La Parola ci invita innanzitutto a riflettere sul fatto che la vita umana è un viaggio di ritorno alla casa del Padre compiuto non singolarmente ma come popolo, come umanità: la sorte dei nostri fratelli non ci può essere indifferente. Ogni cristiano sente allora che deve vivere sempre di più in Cristo per poter donare vita a chi giace nelle tenebre e nell'ombra di morte. Tenendo lo sguardo fisso su di lui, la comunità cristiana può alimentare la lampada della speranza. Cristo è il documento con il quale il Padre celeste ci dichiara il suo smisurato amore, ci rivela il suo disegno di salvezza e ci invita ad accogliere il suo dono.

Prima Lettura

2Cronache 36,14-16.19-23

Questo brano, posto a conclusione dei libri delle Cronache, legge sinteticamente in chiave teologica la storia del regno di Giuda: il patto con Dio è disatteso, l'influsso dei culti idolatrici diventa dominante, il tempio di Dio è contaminato. All'infedeltà crescente del popolo, Dio oppone le premure di un amore fedele. Invia profeti per richiamare sulla via della verità, ma invano. Per condurre il popolo alla salvezza dovrà allora fargli attraversare il crogiuolo della sofferenza: la devastazione del tempio e della città, l'amarezza di un lungo esilio, che restituirà alla terra di Giuda quel riposo sabbatico di cui era stata privata. I versetti conclusivi del brano, che riprendono alla lettera Esd 1,1-3b, contengono l'editto di Ciro e costituiscono una nota di ottimismo e di speranza: YHWH, che è il Signore della storia, affida a un re straniero il compito della ricostruzione del tempio in Gerusalemme. Non si tratta però soltanto di compiere un lavoro materiale: esso non è distinguibile dall'opera di restaurazione morale e spirituale. In questo brano il riferimento continuo alla parola dei profeti, sottolinea la fedeltà-verità di Dio: egli agisce sempre secondo un disegno di salvezza, che tuttavia richiede all'uomo la docile accoglienza e la collaborazione fattiva.

Seconda Lettura

Efesini 2,4-10

Creando un forte contrasto con i versetti precedenti, in cui dipinge un quadro di morte e di peccato, Paolo tratteggia il disegno di salvezza operato dal Signore. more e vita sono i due termini essenziali. La redenzione rivela che Dio è amore, è grazia traboccante. Il mediatore della salvezza è Gesù Cristo: assumendo un corpo simile al nostro, con la sua morte vince la nostra morte, con la sua risurrezione ce ne apre la via. Per dono gratuito l'umanità è stata associata alla glorificazione di Cristo. L'Apostolo si serve di un lessico molto significativo per sottolineare questa partecipazione alla sorte di Cristo: con-vivificati, con-risuscitati, con-assisi nei cieli. In virtù di questa unione con lui la natura e la storia del mondo risultano, agli occhi del Padre, unitarie e semplici: sono la stessa storia di Gesù. Riprendendo l'affermazione del v. 5, Paolo sviluppa il tema della grazia. L'onnipotenza di Dio si manifesta nel suo amore. Di fronte a tale gratuità, ogni opera umana scompare, o meglio, l'uomo stesso diventa creatura nuova e tutte le sue opere non sono altro che il traboccare della grazia divina in lui. Ogni motivo di vanagloria scompare: rimane la gratitudine, l'eucaristia.

Vangelo

Giovanni 3,14-21

In questo brano, che continua la risposta a Nicodemo, Gesù rivela la propria  identità e la sorte che lo attende, la missione ricevuta dal Padre e il suo esito tra gli uomini. Dopo essersi identificato con la figura gloriosa del Figlio dell'uomo disceso dal cielo, Gesù ora paragona se stesso al serpente di bronzo che Mosè aveva innalzato nel deserto per liberare da morte sicura il popolo peccatore. Per comprendere il passo, bisogna entrare nel mondo dei simboli, che tanto caratterizza il quarto vangelo. Il serpente richiama la morte, ma anche il suo antidoto. Infatti nelle civiltà con cui Israele era in contatto, esso raffigurava la fecondità. L'innalzamento di Gesù sulla croce come maledetto, pur rappresentando dunque il punto massimo di ignominia, costituisce anche il vertice della sua gloria. Troviamo qui la prima espressione giovannea che fa coincidere l'innalzamento sulla croce con la glorificazione di Cristo, poiché proprio sulla croce si manifesta in tutto il suo splendore l'amore salvifico di Dio. Ciò viene più compiutamente sviluppato nei versetti successivi: è l'amore che spinge il Padre al dono dell'Unigenito, affinché l'uomo passi dalla morte del peccato alla vita eterna. Un dono che però esige l'accoglienza della fede: nel deserto bisognava guardare al serpente di rame, ora bisogna credere in Cristo.

Una preghiera

Ineffabili viscere della misericordia divina! Pietà immensa degna dello stupore più profondo! Per liberare lo schiavo hai consegnato il tuo Figlio. Egli c'illumina e benevolmente ci insegna la via dell'umiltà, dell'amore e di ogni virtù...

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Quinta domenica di Quaresima

Verranno giorni in cui io concluderò una alleanza nuova

Ouverture

Il passo del vangelo di questa domenica è molto significativo per il nostro cammino quaresimale. Gesù è salito a Gerusalemme per la festa della Pasqua. Ci sono pure alcuni greci che vanno da Filippo e gli dicono Vogliamo vedere Gesù, vogliamo conoscerlo. E' una domanda che anche noi dovremmo sempre porci. Infatti abbiamo sempre bisogno di accostare Gesù, di conoscerlo di nuovo, quasi come se non l'avessimo mai visto, perché non si è mai finito di conoscere il Signore. Ogni giorno dovremmo sentirci sorgere dentro più vivo questo desiderio: vedere Gesù. E chi cin condurrà a lui, chi ce lo indicherà, chi ce lo farà vedere? Proprio questo desiderio ci spinge ad ascoltare la sua Parola, a cercarlo nella Sacra Scrittura, nel Vangelo, nella Chiesa, nei fratelli, negli avvenimenti, nel nostro cuore. 

Prima Lettura

Geremia 31,31-34

Nel 586 a.C. Gerusalemme viene distrutta da Nabucodonosor. Geremia si trova dapprima tra i profughi in attesa della deportazione, quindi con loro fa l'esperienza dell'allontanamento dalla sua terra. E' proprio in questa dolorosa circostanza che il Signore a lui, come profeta, pone sulle labbra una parola di speranza per tutti.  I capp. 30 e ss. del suo libro vengono comunemente designati con il nome di "Consolazioni di Israele". Centrale nel brano odierno è la promessa di un patto nuovo, non più formulato in norme imposte dall'esterno, ma basato su una unione intime - addirittura sponsale - fra Dio e il suo popolo. Nel deserto dell'esilio Dio tornerà a parlare al popolo-sposa con la freschezza della prima dichiarazione d'amore (v.31). Questa Alleanza nuova, scolpita non su tavole di pietra, ma nelle profondità del cuore umano per dono straordinario di Dio, sarà la caratteristica dei tempi nuovi.

Gesù la proclama realizzata nel suo sacrificio durante l'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima cena. Il suo pieno compimento si avrà poi nel Venerdì santo, quando, spirando, Gesù effonde lo Spirito, principio della legge nuova nell'intimo di ogni credente.

Seconda Lettura

Ebrei 5,7-9

Questi versetti esprimono l'essenziale dell'opera di salvezza realizzata da Cristo. Egli è presentato quale compimento  non solo delle promesse, della legge e delle profezie, ma anche del culto dell'Antico Testamento. Infatti è il solo sommo sacerdote misericordioso e fedele che può purificare realmente il popolo dal peccato, mediante l'offerta di se stesso fatta una volta per tutte. Ma a questo scopo dovette assumere la nostra debolezza e la nostra sofferenza per divenire in tutto simile a noi. 

Il brano offerto dalla liturgia dice realisticamente fin dove si è spinta la compassione del Cristo per la nostra condizione e da che cosa abbia attinto forza la sua intercessione per noi: dal pieno compimento della volontà del Padre su di lui mediante l'obbedienza. Egli dovette apprenderla secondo lo sviluppo comune ad ogni uomo, e la sofferenza fu la scuola alla quale, pur essendo perfetto come Dio, divenne, perfetto anche come uomo. Attraverso l'obbedienza filiale espiò la disobbedienza del peccato. Quanti scelgono di seguirlo per la medesima via ottengono quella salvezza eterna che fu accordata per la sua pietà  a lui e a tutti coloro per i quali fu costituito sommo sacerdote alla maniera di Melkisedek. Dalle cose che patì per amore è possibile riconoscere in lui il cuore nuovo, obbediente e filiale promesso da Dio a Geremia. Guardando a Gesù, al suo cuore trafitto sulla croce, tutti possono conoscere il Signore come amore misericordioso.

Vangelo

Giovanni, 12,20-33

I due poli di questo brano sono la salita a Gerusalemme di alcuni greci, che vogliono vedere Gesù, e il suo innalzamento sulla croce. Due ascensioni: la prima è motivata dall'umana attrattiva per la pasqua ebraica e per la persona di Gesù, la seconda è espressione della volontà salvifica del Padre, che non esita a consegnare alla morte il Figlio unigenito, vero agnello pasquale. Tra i due poli, a consentire il passaggio dal piano di cronaca a quello dell'escatologia - tra il tempo e la fine dei tempi - sta l'ora di Gesù. E' ormai giunta, come gli indica la richiesta dei greci, che perciò non ottiene una risposta diretta: il Padre stesso risponderà loro molto presto, nel modo più eloquente. Come nei sinottici, viene predetto l'inaudito: la passione del Figlio dell'uomo. Questa in Giovanni non sarà semplicemente seguita dalla gloria: piuttosto coinciderà con essa. "Glorificazione" e "innalzamento" si riferiscono contemporaneamente alla croce e alla risurrezione, che sono i due aspetti dell'ora di Gesù. Chi vuol seguirlo è coinvolto in uno stesso destino di morte e di gloria. Non si tratta di considerazioni astratte: Gesù è profondamente sconvolto dalla prospettiva di ciò che lo attende, ma il centro del suo essere è stabilito nell'adesione incondizionata alla volontà del Padre, che egli è venuto a compiere: è questa obbedienza filiale a glorificare il nome del Padre, poiché manifesta l'amore trinitario e realizza la salvezza del mondo. In questa totale consegna di sé, Gesù si rivela come il vero Figlio dell'uomo, inviato per giudicare il mondo, per estromettere il principe e inaugurare il Regno di Dio. E' l'ora della croce... l'ora decisiva della storia dell'uomo.

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